No Tap, No Tav, No Nuke, No Coke, No Muos, No Triv. Tutte figlie dello stesso concetto di fondo, la sindrome Nimby che pervade ormai qualsiasi comunità toccata da opere pubbliche e private.

Siamo alle solite. Oggi il premier Enrico Letta sarà a Baku, capitale dell’Azerbaigian. Incontrerà Ilham Aliyev, presidente del Paese ex sovietico dal 2003. Il presidente del Consiglio ringrazierà personalmente Aliyev in merito alla decisione con cui quest’ultimo, a giugno, ha optato per convogliare il gas estratto dall’immenso giacimento di Shah Deniz nelle condotte della Trans-Adriatic pipeline (Tap), progetto italo-greco-albanese con cui “l’oro blu” azero, dopo essere transitato attraverso la Turchia, raggiungerà l’Europa, terminando il sui tragitto sul fondale ionico e adriatico in Italia e precisamente in Puglia.

Un’occasione straordinaria, che – come rimarcato dall’inquilino di Palazzo Chigi – aiuterà a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, creare circa 2mila posti di lavoro,a  diminuire la dipendenza dal gas russo e a spostare il cuore degli hub energetici europei rendendo l’area adriatico-jonica il centro della futura politica energetica europea.

Oltre a tenere giù i prezzi dell’energia e a favorire quindi la competitività del Paese. Gli elevati costi energetici sono infatti tra i motivi che, secondo gli esperti, limitano il potenziale dell’economia italiana, nonché la capacità di attrarre investimenti dall’estero. Una notizia da accogliere con estremo favore in qualsiasi Paese, dunque, tranne che nel nostro.

In provincia di Lecce ferve la protesta del movimento No Tap, che si oppone alla realizzazione dell’impianto. Un film già visto con le decine di proteste di gruppi antagonisti che attraversano l’Italia (e tavolta, con minore intensità, l’Europa): No Tav, No Nuke, No Coke, No Muos, No Triv.

Tutte figlie dello stesso concetto di fondo, la sindrome Nimby che pervade ormai qualsiasi comunità toccata da opere pubbliche e private. E contraddistinta dalle medesime caratteristiche: un’opposizione preconcetta a opere strategiche per lo sviluppo.

Se è vero che da un lato tali movimenti rappresentano il sale stesso della democrazia e sono da ascoltare e guardare con attenzione e rispetto quando non sfocino – come nei recenti casi di assalti alla base militare di Niscemi , Caltanissetta – nella violenza più ingiustificata e ingiustificabile, dall’altro però si caratterizzano sempre più per la loro voglia di offrire delle “non risposte” ai problemi del presente e dell’immediato futuro.

Condividi tramite