Berlusconi è fuori gioco. Questo è un dato di fatto. E l’ulteriore conferma, ancor più della sentenza della Cassazione, ancor più della imminente espulsione dal Senato, viene dalla proposta di Marco Pannella che suggerisce al Cav. di intestarsi la battaglia radicale sulla Giustizia giusta.
Ma ce lo vedete, voi, il Cav. a un banchetto radicale? A parte il fatto che proprio la parola banchetto per i radicali, che vivono degli scioperi della fame e della sete di Marco Pannella, non è certo azzeccata. Il Cav. di radicale può semmai comperare qualche transfugo come fosse un giocatore di calcio. Ricordate di quando Capezzone fece Kakà? Ecco.
La questione si concentra quindi sul come uscire di scena e su come le scelte del Cav. possano pesare sul giudizio che la Storia avrà di lui e su come possano influire sul destino immediato dell’Italia.
Quanto all’oggi, nel brevissimo termine, Berlusconi è e rimane un uomo politico e di governo escluso dall’agone politico per via giudiziaria. Pur nella legittimità della Corte, c’è una questione di opportunità politica, quanto meno, discutibile. Pensate, ad esempio, alla vicenda giudiziaria di Chirac in Francia. Questa si svolse solo alla fine del mandato del leader del centrodestra francese all’indomani della sua uscita di scena, sconfitto politicamente alle elezioni.
Più che chiedersi se Berlusconi è un pregiudicato o passerà alla Storia come statista io mi chiederei se, oggi, una compagnia di assicurazione sia disposta ad assicurare una statua del Cav. in piazza Duomo a Milano. E’ certo che, non una, ma più compagnie di assicurazioni farebbero a gara per assicurare il Cav. marmoreo. Proprio ciò che non accadde per Bettino Craxi. Perché il popolo, e quindi l’elettorato, non ha oggi di Silvio Berlusconi l’immagine di un reo come, per via della potente macchina mediatica, sotto Tangentopoli, l’ebbe invece di Craxi.
La vera impasse sta proprio qui. Nel fatto che La Repubblica, che da vent’anni cerca di fare di Silvio Berlusconi un nuovo Bettino Craxi agli occhi della gente comune, non solo non è riuscita nel suo intento, ma è finita per liofilizzare la forza e l’autorevolezza di una sentenza della Cassazione. La Repubblica ha svolto un ruolo di supplenza politica per conto del PD e si è fatta megafono delle procure al punto che né il PD, né la Magistratura oggi hanno una voce intellegibile e una comunicazione efficace presso l’opinione pubblica.
Impasse si somma a impasse. Il salotto buono dell’establishment vive una fase di profonda trasformazione. La fine del catoblepismo non si sta consumando per via di un’azione riformatrice o per via dell’autorevole imporsi sul proscenio di imprenditori dotati di visione e prospettiva ma solo perché le entità che si sostenevano a vicenda grazie a un groviglio di interessi incrociati stanno scomparendo una dopo l’altra. Bisognerà attendere il nuovo punto di equilibrio prima di capire quali forze e quali rappresentati politici possano dare vita a un centrodestra capace di intercettare il voto moderato e liberale. Nel frattempo non è da escludere che anche al PD, a un Barca o a un Renzi, faccia comodo un Cav. più pregiudicato e meno statista per tirare a campare in questo transitorio pieno di incertezza in cui è preferibile lasciare il campo a meri prestanomi.

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