Il Medio Oriente è ancora in rivolta. Gli Stati della regione sono diversi e vivono in continuo conflitto, ma un unico elemento gli accomuna. Tra le correnti nazionaliste e islamiste c’è un sentimento collettivo: l’odio verso gli Stati Uniti.

La mancanza di una posizione chiara e decisa da parte del presidente Barack Obama gli ha provocato un’importante perdita di popolarità in Medio Oriente. Secondo gli ultimi sondaggi diffusi dal sito EsGlobal (Foreing Policy) in Egitto Obama ha un consenso del 26%, mentre nel 2009 era del 42%. Ha detto di portare la democrazia e di promuovere la creazione di uno stato palestinese in pace con Israele, ha assicurato di porre fine alla guerra in Afghanistan e in Iraq e che avrebbe chiuso Guantanamo. Tutte promesse incompiute. Ora vuole anche iniziare un intervento militare in Siria.

Il discorso del Cairo
Una delle immagini ricorrenti durante le ultime rivolte a piazza Tahrir era il volto di Obama con una barba e gli abbigliamenti di Osama Bin Laden. Così come gli slogan contro alcuni media come Cnn, secondo i nazionalisti, simpatizzanti dei Fratelli Musulmani.

In un’altra piazza, Rabaa Al Adawiya, in antitesi simbolica con piazza Tahrir e luogo di incontro degli islamisti fino al 14 agosto – i volantini e cartelli ritraevano sempre Obama come un faraone, accanto al ministro della Difesa e agli artefici del colpo di Stato, come il generale Abdel Fattah al Sisi.

Tutti e due i gruppi criticano l’invadenza dell’amministrazione di Obama, mentre il presidente americano continua ad insistere che il suo impegno è unicamente a favore della democrazia. Un atteggiamento che cerca di essere coerente con il discorso all’Università del Cairo nel giugno del 2009.

La politica estera degli Stati Uniti
Negli ultimi 70 anni gli Usa hanno giocato un ruolo importante nello scacchiere politico del Medio Oriente. Dal regime iraniano negli anni ‘50 fino alle guerre in Iraq, la diplomazia statunitense ha influito sulle vicende della regione.

Il libro “Le radici dell’antiamericanismo” di Kylie Baxter e Shahram Akbarzadeh è stato pubblicato nel 2009 ma è ancora di grande attualità. In questo testo i ricercatori del National Center of Intelligence for Islamic Studies dell’Università di Melbourne hanno analizzato i punti alla base della crisi fra Occidente e Oriente musulmano. Una mitigazione dell’antiamericanismo dilagante nell’opinione pubblica dei Paesi arabi, considerati i legami economici e politici degli Usa con il Medio Oriente, è oggi una priorità per Obama.

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