Generazioni di cronisti politici hanno citato, molto spesso con distacco e con ironia, giudicandola una prospettiva irrealizzabile, la celebre frase di Luigi Pintor.
E, invece, alla luce dell’intesa nel Pd tra il giovane Matteo Renzi e i vari Fioroni, Franceschini, ecc. sembra destinata a concretizzarsi la cupa predizione dell’ex Direttore de “Il Manifesto “: “compagni e amici, moriremo tutti democristiani!”. Qualcuno ha rispolverato l’intesa a San Ginesio, nel 1969, tra i “puledri” De Mita e Forlani per far fuori i vecchi cavalli di razza DC.
L’ennesimo, splendido frutto della guerra interna tra capi e capetti post-comunisti, in primis gli statisti D’Alema e Veltroni.

La corsa sul “carro del vincitore” Renzi, l’ennesima puntata dell’italico trasformismo, ricorda il periodo post-Midas nel PSI : tutti craxiani, obbedienti a Bettino, come a Silvio, durante il berlusconismo, come a Benito, durante il cupo ventennio fascistone.
E, dunque, si riaffaccia sulla scena la “Balena bianca”. E potrebbero persino riemergere Casini e Mastella, da sempre nostalgici dei tempi di Forlani e De Mita : l’epoca delle sfrenate lottizzazioni dei carrozzoni pubblici, del vertiginoso aumento del debito pubblico, caricato sulle spalle delle successive generazioni, e della marginalità dei problemi del Sud.

Forse, qualcuno dovrebbe chiedersi se il modello neo-dc sia, nel 2013, ancora adeguato a una democrazia, moderna ma anomala, come quella del bel Paese…

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