L'ultima decisione della Fed americana, la reazione spumeggiante dei mercati e gli scenari dopo la conferma del doping monetario ad opera della Banca centrale Usa

La buona legacy del governatore della Fed, Ben Bernanke, almeno per i trader di Wall Street e di altre piazze nel mondo, è assicurata. La Banca centrale americana ha infatti deciso, al contrario di quanto si aspettavano i mercati, di lasciare invariato il ritmo con cui acquista Treasury e bond ipotecari, un piano di stimolo attualmente pari a 85 miliardi di dollari al mese. Una linea da colomba che viene confermata in parallelo alle indiscrezioni sempre più forti sul nome del successore di Bernanke alla Fed, e cioè l’attuale vice Janet Yellen.

Il non tapering ha fatto schizzare gli indici anche se garantisce a Bernanke le critiche dei falchi europei, che vedono nella mossa del Fomc e del governatore più che un passo in avanti, una bella capriola all’indietro. Un capitombolo per l’economia, in sostanza, e che, insistono i tedeschi, il numero uno della Bce Mario Draghi deve stare ben attento a non causare, imitando il lassismo di Bernanke.

I rischi per l’economia

Il mercato si aspettava il cosiddetto “tapering” nella misura di 10-15 miliardi di dollari, motivo per cui i listini a Wall Street hanno immediatamente accelerato al rialzo. Ma con una crescita ancora modesta, un alto livello di disoccupazione ed un’inflazione bassa, lo spazio per continuare con le iniezioni record c’è ancora, secondo la Fed. E, a maggior ragione, bisogna sostenere l’economia quando a mettere a rischio la ripresa potrebbero essere le minacce di una guerra in Siria e lo stallo per l’aumento del tetto del debito che vede la spaccatura irreparabile tra democrats e repubblicani al Congresso. “Le decisioni in materia fiscale stanno limitando la crescita economica”, ha detto il governatore. Dove la politica non c’è, insomma, c’è Bernanke.

Disoccupazione, crescita e inflazione

Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è ancora “sopra livelli accettabili”, ha dichiarato Bernanke, aggiungendo che i tassi di interesse non verranno innalzati finché la disoccupazione non si assesterà “ben al di sotto del 6,5%”. E l’economia americana cresce “a passo moderato” e troverà slancio nel corso del tempo. L’inflazione intanto rimane saldamente sotto la soglia obiettivo del 2% e così rimarrà per tutto il 2013, con un consensus che la vede in salita verso il target nel medio periodo ma che, per tutto il 2013 e 2014 la prevede sotto l’1.8% (attualmente siamo a 1.5%).

Il tapering entro la fine del 2013

La Federal Reserve “potrebbe iniziare a ridurre gli acquisti di bond entro fine anno”, ha detto Bernanke. “Non c’è un calendario predeterminato” ha ribadito il numero uno della banca centrale americana ricordando che tutto dipende dall’andamento dell’economia.

Una Fed sempre più gonfia

Le parole di Bernanke, sottolinea Bloomberg, hanno fatto schizzare al loro massimo l’indice Standard and Poor’s 500, così come sono balzati all’insù i titoli di Stato e l’oro, come conseguenza del fatto che la il passo di acquisto di bond continua a dipendere dai dati economici e che non c’è un momento prefissato per stringere gli acquisti che hanno gonfiato il bilancio della Fed fino a 3,36 mila miliardi di dollari.

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