Slitta a domani il voto sulle tre pregiudiziali presentate dal relatore Andrea Augello nella “partita della vita” che si gioca Berlusconi in Senato. Una partita dal risultato forse già segnato. Nel bene e nel male.

L’attenzione è massima. Tutti gli occhi sono puntati sulla Giunta delle Elezioni del Senato che ha iniziato oggi il suo percorso che porterà a un voto sulla decadenza parlamentare di Silvio Berlusconi. Un percorso tortuoso come dimostra il suo primo tratto con un immediato scontro tra Pdl e Pd-M5S sui tempi e il voto sulle tre pregiudiziali di costituzionalità  sulla legge Severino presentate dal relatore Andrea Augello che slitta a domani.

Il leader del Pdl, a detta di un suo fedelissimo, considera quella cominciata oggi la “partita della vita”. Non tanto per la decadenza in sé ma per le conseguenze pratiche che da essa scaturirebbero.

Il timore del Cav. arriva da Napoli
Senza l’immunità parlamentare infatti diventerebbero immediatamente eseguibili eventuali misure di custodia cautelare derivanti da qualche altro procedimento giudiziario in cui il Cav. è coinvolto. Qualche esempio? Magari quella che pende sulla sua testa da parte della Procura di Napoli che sta indagando sul caso della compravendita di senatori che portò alla caduta del governo Prodi. Così, anche se la stessa Procura si è affrettata a smentire l’indiscrezione data giorni fa dal Corriere della Sera di un ordine di arresto lasciato per ora nel cassetto, il leader del Pdl sta facendo di tutto per provare a scongiurare questa remota eventualità. Perché fatta salva questa variabile, il destino giudiziario di Berlusconi sembra già segnato. Nel bene e nel male.

Berlusconi galeotto ma non troppo
Se c’è infatti chi si immagina un Berlusconi galeotto tra le mura di Arcore, impossibilitato a condurre mediaticamente la sua battaglia da leader politico dovrà ricredersi. Come spiega oggi Ugo Magri sulla Stampa, i domiciliari concedono “amplissimi margini di libertà personale e addirittura di manovra politica”. Così il leader Pdl potrà indire stati maggiori del suo partito direttamente nella sua residenza lombarda o magari lasciarla per qualche ora e registrare un’intervista o un intervento in tv.

Finale segnato
Un destino segnato anche nel male, fa notare Luciano Fontana sul Corriere della Sera che non si capacita “della misteriosa ossessione del Pdl di aprire una crisi”. Secondo il vicedirettore di via Solferino, l’idea di rovesciare il tavolo delle larghe intese accarezzata dai Falchi del suo partito “non cambierà di un millimetro la situazione giudiziaria di Berlusconi”. Un piano inclinato che passa dal 15 ottobre quando la sentenza di condanna diventerà operativa con la scelta tra arresti domiciliari e affidamento ai servizi sociali e dal 19 ottobre quando la Corte d’appello ricalcolerà gli anni di interdizione dai pubblici uffici. Per questo, secondo Fontana, Berlusconi dovrebbe prenderne atto e favorire la ricostruzione di un nuovo partito di moderati senza di lui.

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