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La nuova sterzata verde di Obama

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama rilancia la lotta ai cambiamenti climatici. E lo fa partendo dal contenimento dell’inquinamento atmosferico.

A offrire terreno fertile per questa nuova sterzata verde di Obama è un nuovo Piano messo a punto dall’Epa (Environmental protection agency), l’agenzia federale Usa che si occupa di ambiente. Il documento molto ambizioso preparato dall’Epa prevede per la prima volta limiti rigidi alle emissioni di CO2, anidride carbonica, delle centrali elettriche di nuova costruzione, a gas ma soprattutto al carbone.

In base alle nuove regole, che saranno in vigore entro l’anno, i futuri impianti dovranno ridurre le loro emissioni inquinanti del 40% ed adeguarsi al Piano entro sette anni. Uno sforzo notevole, soprattutto dal punto di vista economico, visto che i nuovi standard richiedono l’adozione di tecnologie avanzate, e per questo molto care, che però riescono a tutelare l’atmosfera contro l’effetto serra.

La mossa della Casa Bianca rimette la questione della difesa dell’ambiente al centro dello scontro con  la destra repubblicana che è, tradizionalmente, vicina alla lobby dei produttori di energia (in particolare i petrolieri). Per il Washington Post, infatti, le nuove regole anti-riscaldamento globale potrebbero venir contestate dagli industriali, con una serie di ricorsi in Tribunale. Per politico.com nel mirino di Obama per salvare il clima finisce il carbone.

Ma è la stessa Epa a cercare di chiarire la situazione: secondo la responsabile dell’agenzia, Gina McCarthy, “l’obiettivo è solo quello di trattare le centrali a carbone come tutte le altre industrie, chiedendo loro di rispettare le leggi che difendono la qualità dell’aria”.

A preoccupare il settore sono però gli alti costi che serviranno per risanare gli impianti: Hal Quinn, presidente della National Mining Association (il gruppo delle aziende che estraggono il carbone) è sicuro che “con queste nuove regole di fatto si mette al bando il carbone dal mercato energetico americano. L’Epa in modo irresponsabile sta giocando con il futuro economico e energetico della Nazione”. E inoltre, tanto per dare un’impronta di carbonio sempre meno decisa, vale la pena ricordare la cavalcata dello shale gas negli Usa.

Al momento il carbone fornisce circa il 37% dell’intera produzione elettrica americana. Le strade, con una situazione del genere, sono due per chi critica la scelta di Obama: da un lato il carbone cesserà via via di produrre, dall’altro le nuove regole potrebbero far aumentare il costo delle bollette.

Gli ambientalisti provano a tranquillizzare, tanto che secondo alcune stime lo scenario peggiore prodotto dai nuovi standard porterebbe ad un aumento del costo dell’energia elettrica del 13% nei prossimi 30 anni.

”Non neghiamo che ci sarà un costo associato ai nuovi standard – afferma McCarthy dell’Epa – Ogni tecnologia di prima generazione è sempre più cara delle precedenti. Ma in gioco c’è la salvezza del Pianeta”.

Lo sforzo di Obama a favore dell’ambiente potrebbe poi non finire qui. Il presidente Usa vuole estendere i nuovi limiti anche alle centrali esistenti, anche per lasciare quel marchio verde sulla sua presidenza che aveva annunciato. E in effetti il pensiero già c’era, lo aveva detto in modo chiaro pochi mesi fa riallacciando i fili con i messaggi della campagna elettorale: “Gli Stati Uniti vogliono essere il Paese leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici. Non è né giusto, né sicuro che le centrali elettriche emettano quantità illimitate di anidride carbonica in atmosfera. Dobbiamo fermarle”.

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