Come sarà il futuro della prossima generazione di pensionati? Allianz e Allianz Global Investors hanno condotto una ricerca per capire come i pensionati del futuro percepiscono il loro possibile tenore di vita dopo aver lasciato il lavoro.

Paura di non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita dopo il pensionamento, preoccupazione di dover risparmiare di più, pentimento per non aver iniziato a pianificare prima. Sono i timori espressi dagli intervistati, uomini e donne tra il 50 e i 70 anni, che hanno partecipato a un’indagine condotta da Allianz in collaborazione con Allianz Global Investors sulla condizione di post-pensionamento dei cittadini europei.

L’indagine: composizione e risultati

Il sondaggio è stato condotto, come detto, su 1402 intervistati (di cui 40% donne e 60% uomini) provenienti da sette paesi eurpei: Austria, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Svizzera e Regno Unito. Nel complesso si è riscontrato che il gruppo di intervistati più giovane, tra i 50 e i 54 anni, sono i più pessimisti. Le preoccupazioni sono dovute all’impatto della crisi sul loro patrimonio e le possibili conseguenze delle riforme pensionistiche che i governi potrebbero attuare nei prossimi anni, e solo il 40% pensa di riuscire a mantenere lo stesso tenore di vita dopo la pensione. Tra i risultati del sondaggio di Allianz spicca anche l’ottimismo del 53% degli intervistati nella fascia di età tra i 60 e i 70 anni che godono già di un tenore di vita agiato e non nutrono timori nel futuro.

Quali rischi per i fondi pensione

Qual è il maggior rischio per i pensionati? Secondo i risultati del sondaggio, per gli intervistati di tutti i paesi sarebbe l’inflazione, anche se viene percepita in modo diverso a seconda delle zone. La percezione di Regno Unito e Paesi Bassi sovrastima la comprensione degli effetti che l’inflazione avrebbe sulle pensioni, mentre viene sottovalutata dagli austriaci.
Lo studio ha anche messo in evidenza che malgrado la grossa disponibilità di informazioni disponibili sulle questioni finanziarie, ai fini del risparmio pensionistico è più utile – per gli investitori – la qualità delle informazioni che il numero di fonti.
Renate Finke, Senior Economist del team International Pensions di Allianz e autrice dello studio commenta: “Verosimilmente, risparmiare in vista della pensione è più difficile nell’attuale ambiente economico di repressione finanziaria. Per mantenere il tenore di vita attuale, molti dovranno risparmiare di più facendo ricorso a piani di risparmio particolari o, in generale, con risparmi individuali. Auspicabilmente, l’esperienza di chi è prossimo al pensionamento o già pensionato dovrebbe motivare le generazioni più giovani affinché si muovano tempestivamente al fine di risparmiare per la pensione.”

Un Paese, una pianificazione

Quasi due terzi degli intervistati si dicono soddisfatti della propria pianificazione pensionistica, mentre solo l’8% si dichiara insoddisfatto. Gli intervistati svizzeri sono i più soddisfatti (81%), con un modesto 2% di “insoddisfatti”. Il livello complessivo di soddisfazione circa la propria pianificazione pensionistica, invece, risulta essere significativamente inferiore in Francia (46% “soddisfatti” e 11% “insoddisfatti”) e in Italia (54% “soddisfatti” e 14% “insoddisfatti”).
Anche le modalità di erogazione durante il pensionamento si differenziano molto da paese a paese: la metà degli intervistati svizzeri preferisce vitalizi con erogazione mensile o annuale, mentre negli altri paesi questa percentuale scende a un quarto o un terzo degli intervistati a seconda dei casi. Austriaci e tedeschi preferiscono di gran lunga pagamenti in un’unica soluzione una tantum (rispettivamente 40% e 37% degli intervistati), rispetto alla media degli altri partecipanti al sondaggio.
Gli intervistati del Regno Unito si distinguono nelle risposte riguardanti le decisioni di investimento. Quasi la metà afferma di prendere decisioni sugli investimenti autonomamente, senza l’ausilio di un professionista o di consulente degli investimenti. Solo gli intervistati olandesi (42%) sono quasi altrettanto indipendenti nelle decisioni sugli investimenti. La percentuale più bassa di intervistati che non si avvale di consulenza esterna (23%) si registra in Svizzera.

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