In una conversazione con Formiche.net, Alessandro Politi, analista politico e strategico, spiega perché la possibilità di nuovi attacchi terroristici contro l'Europa e gli Stati Uniti è bassa, ma non va sottovalutata

Da settimane risuona un avvertimento del viceministro siriano, Faisal Maqdad: “Londra e Parigi hanno aiutato i terroristi ad usare armi chimiche in Siria e gli stessi gruppi le useranno presto contro l’Europa”. L’aria di intervento militare contro il regime di Bashar al-Assad ha aumentato le minacce di attentati nel continente europeo e negli Stati Uniti.

Le statistiche
La situazione è meno allarmante ma più complessa di quanto sembri. In una conversazione con Formiche.net, Alessandro Politi, analista politico e strategico, ha spiegato il quadro di sicurezza geopolitico e le dinamiche esistenti tra Medio Oriente, Stati Uniti e Stati europei.
“I dati dal 2001 in poi dimostrano che in Europa gli attacchi di terrorismo compiuti sono molto pochi. In 12 anni ci sono stati tre attentati rilevanti. Negli Stati Uniti, invece, nessuno. Tranne episodi come quello delle pentole a pressione a Boston, durante la maratona”, ha ricordato Politi.

Le misure di sicurezza
Forse è il risultato positivo dei piani di sicurezza messi in atto a livello internazionale? Non solo. Ad abbassare le statistiche è il cambiamento degli obiettivi immediati dei gruppi terroristi che hanno perso consenso politico. “I fanatici si trovano nel processi di indottrinamento su internet e in piccole fazioni che vengono sconfitte, non nelle comunità musulmane”, ha aggiunto Politi.

Le ambasciate a rischio
Ma non bisogna sottovalutare la situazione. Quando le tensioni aumentano, come nel caso dell’Egitto, la Tunisia, la Libia e ora la Siria, è verosimile che si producano alcuni attacchi. Secondo Politi, non nel territorio europeo o americano, ma contro sedi diplomatiche e di rappresentanza occidentale in Medio Oriente. È già successo a Bengasi e in Afghanistan. “Possono anche esserci rapimenti difficili da decifrare, come quello del giornalista italiano della Stampa, Domenico Quirico”, ha detto Politi.

“L’Eni è presente in Libia, ma non ha subito nessun attentato, mentre il gasdotto algerino sì. Per questo i ragionamenti sono più complessi, rispondono a reti statali con precisi interessi di estorsione. Chi ha interesse a passare da vittima ad aggressore, anche in forma anonima?”, ha spiegato Politi.

E, riferendosi alla Siria e all’intervento militare americano, conclude: “Quando cade un dittatore in Medio Oriente sono due le forze che possono prendere il controllo dello Stato: i Fratelli Musulmani, che sono i più organizzati, o i salafiti, molto più frammentati. Non c’è un’altra via d’uscita”.

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