Alexei Navalny non sarà sindaco di Mosca, ma la sua sconfitta alle elezioni che si sono tenute domenica scorsa nella capitale russa ha in realtà il sapore di una vittoria.

Per la prima volta in 13 anni di regno incontrastato dello zar Vladimir Putin, il sistema politico russo è stato scosso dall’affermazione degli outsider, candidati non irregimentati nelle schiere dei partiti politici, che hanno progressivamente guadagnato consenso, tanto da rischiare di fare il colpaccio, come è successo a Mosca.

Qui il sindaco uscente, Sergei Sobyanin, uomo legato a doppio filo a Putin tanto che alcune voci lo danno come suo possibile successore al Cremlino, è riuscito a superare di poco la soglia del 50 per cento dei voti (51.37%) che lo ha salvato da un pericoloso ballottaggio. Alexei Navalny, blogger e leader dell’opposizione, condannato a luglio a 5 anni di galera per appropriazione indebita ed estorsione in un processo dai toni altamente politicizzati e a piede libero su cauzione, ha sfiorato il 30 per cento dei consensi (27.24%) e ha chiesto una nuova conta dei voti, denunciando brogli e irregolarità.

Per Vladimir Putin queste sono elezioni molto amare e anche i risultati che provengono da altri distretti non fanno sorridere il capo del Cremlino. A Yekaterinburg, la cosiddetta “terza capitale” della federazione russa, l’attivista anti-droghe, Evgeny Roizman, sembra aver sconfitto il suo oppositore proveniente dalle fila del partito putiniano, Russia Unita.

Concentrati sulla battaglia alla corruzione del sistema e alle leggi autoritarie votate da una Duma che è l’emanazione diretta della volontà di Vladimir Putin, gli oppositori dello zar di Mosca chiedono un cambio radicale delle “abitudini” politiche del Paese, nel solco della ricerca di una democrazia che finora è rimasta incompiuta e allo stato embrionale.

Già alle ultime elezioni presidenziali a marzo del 2012, stravinte con più del 60 per cento dei voti da Putin, Mosca aveva dato un segnale forte al Cremlino: nella capitale aveva vinto lo sfidante Prokhorov, l’oligarca gigante che ama il basket, alimentando le speranze che l’opposizione potesse aver trovato un suo leader. Oggi, l’incoronazione di Alexei Navalny a capo del voto anti-Putin fortifica chi chiede il cambiamento ed è stanco di una politica gestita da pochi e mirata a tutelare gli interessi del cerchio magico dello zar.

Cambiare Mosca per cambiare la Russia. Lo slogan di Navalny sembra avere attecchito. Sobyanin si lecca le ferite nonostante la conferma alla poltrona di sindaco, e in Russia si apre una nuova era, che parte dal basso.

E il prossimo 25 ottobre saranno dieci anni dall’incarcerazione di Mikhail Khodorkovsky, un altro ex-oligarca caduto in disgrazia perché inviso a Vladimir Putin, che lo considerava un ostacolo alle sue mire politiche. È probabile che per quella data le opposizioni organizzeranno nuove manifestazioni di protesta contro il Cremlino. In ogni caso il vento per Putin è cambiato e, visto il suo silenzio, sembra averlo capito anche lui.

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