I punti di forza di Yellen, candidata alla guida della Fed, e l'imbarazzo della Casa Bianca dopo il passo indietro del favorito Summers. Tutte le ipotesi e i nomi in ballo.

Nello sport se uno dei due avversari si ritira, la vittoria è assegnata all’altro player in modo automatico. Non sembrerebbe così nella corsa alla guida della Fed. Nonostante il passo indietro di Larry Summers, il candidato su cui aveva scommesso il presidente Barack Obama, la nomina della vice presidente della Fed Janet Yellen sembra tutto tranne che scontata. La Casa Bianca intende infatti evitare un ripiegamento sulla seconda scelta, e tira fuori dal cappello nomi e opzioni accantonati negli ultimi giorni, quando i giochi sembravano già fatti.

Lo scetticismo della Casa Bianca per Yellen

La questione, che vale 4 mila miliardi di dollari, tanto è il bilancio della Fed che il successore del governatore Ben Bernanke erediterà, è cosa farà ora il presidente. E il tempo stringe, anche in attesa del meeting del comitato di politica monetaria Fomc che si terrà mercoledì e durante il quale si discuterà del tapering del Quantitative Easing, il programma statunitense di acquisto di titoli da 85 miliardi di dollari al mese avviato da Bernanke. Secondo il Washington Post Obama potrebbe certo nominare Yellen, economista vicina a Bernanke rispettata dai mercati e dal mondo accademico e con un curriculum che sembra tagliato su misura per la presidenza della Fed. E Yellen, nata nel 1946 e moglie del premio Nobel all’economia George Akerlof, sarebbe anche la prima donna alla guida della banca centrale americana. Ma la Casa Bianca non è stata fino ad oggi così entusiasta riguardo questa possibilità. La sua nomina, come ha sottolineato anche il premio Nobel all’economia Paul Krugman, sarebbe la mossa più saggia, ma si rischierebbe di mettere in imbarazzo l’amministrazione Obama. In sostanza, finirebbe per puntare sulla seconda scelta.

Gli altri nomi in lista

Ma in ballo resta quello che, prima dell’uscita di scena di Summers, era il terzo nome in gara: Donald L. Kohn, membro di Brookings Institution e numero due alla Fed tra il 2006 e il 2010, gli anni duri della lotta alla peggior crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione del ’29. E, nell’ombra, continua a restare anchel’ex segretario al Tesoro Tim Geithner, che tuttavia ha dichiarato più volte di non ambire alla presidenza della Fed.

Lo Yellen style

L’arrivo di Yellen alla Fed dal mondo accademico, scrive il Washington Post, è stata una svolta di stile per la banca centrale, con pranzi nella mensa con il resto dello staff e chiacchierate sull’economia nei corridoi come era abituata a fare da docente. Vent’anni dopo, Yellen non si è scrollata di dosso l’aria da professoressa che ha sempre da imparare. Applica un approccio teorico alle sfide economiche americane, specialmente sulla disoccupazione e meno sui rischi che le politiche lassiste della Fed potrebbero causare, con nuove bolle speculative o con spirali inflazionistiche gravi. Ed è la mancanza di esperienza nel settore finanziario che i suoi oppositori le rimproverano, anche se Yellen si è sempre mostrata un’economista attenta con giudizi e previsioni che si sono poi dimostrati corretti negli scorsi sei anni di crisi.

 

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