Il 9 novembre a Roma nascerà la federazione tra i soggetti promotori e tutti quelli che, partiti o associazioni, vi vogliano aderire. Un'iniziativa che va a sommarsi ma non a collidere con l'Officina di Fratelli d'Italia...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Immaginare e non rifare. Edificare e non ristrutturare. Unire e non frammentare. Sono le prime parole che vengono in mente quando, da destra, si ragiona su come modernizzare i contenitori politici italiani, incapaci di cambiare nietzschianamente pelle “per non morire” ma soprattutto apatici nel momento in cui occorre una svolta al Paese e, quindi, agli strumenti indispensabili per assicurare il benessere ai cittadini. Quei tre verbi, nello specifico, rappresentano la strada maestra per immaginare una nuova destra: ecco l’obiettivo del percorso comunemente intrapreso da diverse sigle e associazioni negli scorsi mesi e sancito con un patto che vede fin d’ora concordi La Destra, Futuro e Libertà , Io sud, Fiamma Tricolore, oltre a diverse associazioni, circoli e comitati d’area.

Lo scopo dichiarato è unire le diverse anime della destra italiana, oggi divise, per ridare rappresentanza unitaria e vincente a quel vasto spicchio di popolo ed elettorato che si ritrova nei valori nazionali, sociali, popolari e patriottici. L’intesa, raggiunta dopo mesi di raduni estivi, dibattiti e fughe in avanti, si fonda sul manifesto politico programmatico lanciato nello scorso mese di luglio dagli intellettuali della destra, che intende richiamare nello spirito e nel simbolo di Alleanza Nazionale il terreno comune e unificante da cui ripartire. Meta dichiarata è riunire in un unico soggetto tutti i segmenti della destra italiana. In questo spirito è stata indetta una grande manifestazione, prevista per il 9 novembre a Roma, con cui nascerà ufficialmente la federazione tra i soggetti promotori e tutti quelli che, partiti o associazioni, vi vogliano aderire. Un’iniziativa dunque che va a sommarsi e non a collidere con l’Officina di Fratelli d’Italia.

L’accelerazione viene proprio in queste ore complicatissime per il futuro del Paese, con l’incertezza che, sovrana, intimorisce i mercati e non si traduce in azionismo. Il nodo non è tanto se il governo delle larghe intese sia gradito in quanto tale, piuttosto per ciò che realmente ha messo in pratica e se vi siano o meno risultati da affiggere in bacheca. All’indomani della cessione delle quote Telecom a Telefonica, con due dossier spinosi ancora lontanissimi da una soluzione vantaggiosa per il Paese, come Alitalia e Avio Spazio (appetiti rispettivamente da Air France e Safran) l’allarme rosso non solo è scattato, ma sta detonando pericolosamente nelle stanze dei bottoni: dove però non si desta nessuno. Mi ha fatto specie ascoltare le parole del Presidente del Consiglio sul caso Telecom, quando ha detto “vigileremo”. Il danno economico al Paese è già stato causato, in virtù di una politica industriale senza una visione lungimirante ma solo attenta al piccolo ed egoistico profitto. Dolersene a cose fatte non ha senso, anzi, decuplica i rimpianti.

In questo pertugio di insipienza una destra moderna, patriottica ma non cieca di fronte ai cambiamenti globali che imperversano, è non solo necessaria ma auspicabile. Non fosse altro che per smuovere la melassa gelatinosa e inerme di intese che non decidono e alleanze che danneggiano il nostro Paese. Nella consapevolezza che la vera avanguardia non è rifare o copiare, ma creare.

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