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Cercasi nuovo e vero Mario Monti per rivoluzionare l’Italia

Riceviamo e pubblichiamo

Sono passati solo 20 mesi e sembrano 20 anni da quando, nel febbraio 2012, Mario Monti, evocando la distruzione creatrice di Schumpeter, sottolineò come la tendenza italica di preservare l’esistente a tutti i costi vada contro l’interesse di lungo periodo del Paese.

L’agognata rivoluzione liberale

In effetti fino a quel momento l’azione politica dell’ex premier sembrava essere ispirata da un’ambizione di rimozione dei vincoli sistemici alla modernizzazione del Paese. Gli inizi del suo governo, carichi di ottime premesse, dalla riforma delle pensioni alla liberalizzazione di vari settori economici, autorizzavano un ottimismo nelle capacità del Professore di iniziare quella rivoluzione liberale di cui tanto il Paese sentiva (e tuttora sente) il bisogno.

La conservazione distruttiva

Purtroppo, come in un incantesimo, dopo avere evocato le teorie dell’economista ed ex Ministro delle Finanze austriaco, la fase di distruzione creatrice che sembrava ispirare Mario Monti all’alba della sua carriera politica giunse ad esaurirsi, sostituita da una progressivamente crescente tendenza alla “conservazione distruttiva”.

I primi passi e i primi compromessi

Il coraggio dei primi provvedimenti si tramutò in prudenza che impedì di porre le basi di un ridisegno dell’economia e delle istituzioni, di cui il Paese necessita per tornare su un sentiero di sviluppo. Il Monti salvatore della Patria e dell’Unione Europea si tramutò gradualmente nel politico propenso ai compromessi necessari per la conservazione del potere.

La svolta anti riformista

La svolta anti riformista di Monti giunse al suo culmine con la nascita di Scelta Civica e lo scellerato patto con Pier Ferdinando Casini, l’uomo che meglio di chiunque altro personalizza la capacità di auto conservazione delle ritualità della politica italiana, in totale impermeabilità rispetto alle modifiche esogene al di fuori dei palazzi Romani.

Rivoluzione e conservazione

Fu quello il grande errore di Monti, il non comprendere che la rivoluzione non si può accompagnare con la conservazione, il coraggio non può andare a braccetto con la ricerca del compromesso.

Le dimissioni inevitabili

Le dimissioni di questi giorni non sono che l’inevitabile conseguenza di quella scelta, la presa di coscienza purtroppo tardiva di avere perso un’occasione unica ed irripetibile per cambiare il Paese a causa di un improvvisa mancanza di coraggio e di fiducia nella distruzione creatrice.

Il futuro dei liberali

Cosa rimane ai Liberali Italiani della sfortunata parabola politica Montiana, sempre più costretti nella riserva indiana conseguenza di tanti anni di errori di valutazione del quadro politico?

Serve il coraggio della rottura

Forse solo una consapevolezza; che la rivoluzione liberale non si ottiene con il ricorso alla tattica centrista ma con il coraggio della rottura. Il Paese è stremato da una crisi economica, sociale ed istituzionale senza freni e la vocazione maggioritaria che è la premessa di ogni progetto riformista non può più transitare dai compromessi con lo status quo ma dall’orgoglio della diversità delle proprie idee. Ricordando Margaret Thatcher che nel 1989 diceva che “se il tuo obiettivo è solo il consenso, accetterai ogni compromesso. E non otterrai nulla”  non ci resta che auspicare che chi sarà in grado di unificare e guidare i liberali italiani non cerchi il consenso ma la visione. Il consenso arriverà.

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