A due giorni dal ‘blitz’ che ha portato alla nomina del nuovo ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, i riflettori restano puntati sulle modalità che hanno messo alla porta della Ca’ de Sass l’ex presidente di Allianz Enrico Cucchiani e sul suo trattamento per poter maturare la pensione restando ancora qualche mese come direttore generale dell’istituto. E  nel frattempo nelle retrovie, le diplomazie dei soci, sotto la regia del presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, si sono attivate per decidere sul futuro della governance duale.

La “colletta” di Fabi, il sindacato dei bancari

Anche ieri l’uscita di Cucchiani è stata oggetto di indiscrezioni e di critiche dal mondo sindacale (“se Intesa non paga le sue sei mensilità provvederemo noi a organizzare una colletta tra lavoratori bancari”, ha ironizzato Lando Sileoni di Fabi) al punto da costringere la banca, su richiesta della Consob, a trasmettere la seconda precisazione in due giorni sulla risoluzione del rapporto con l’ex consigliere delegato.

Cucchiani, ha spiegato Intesa, resterà direttore generale per altri sei mesi in modo da raggiungere i requisiti pensionistici svolgendo le attività che gli saranno affidate da Messina e percependo la retribuzione prevista dal suo contratto. Non è stato previsto alcun patto di non concorrenza mentre la buonuscita è stata fissata in 3,6 milioni.

La prima mossa dell’ad Messina? La moratoria sul debito della Tassara

L’insediamento di Messina alla guida del consiglio di gestione, ha visto anche l’approvazione della nuova moratoria sul debito della Carlo Tassara (verso cui Intesa è esposta per 1,2 miliardi, di cui 800 milioni ‘incagliati’). Intesa dovrà sottoscrivere la parte più consistente dei 650 milioni di strumenti partecipativi (di fatto azioni privilegiate) in cui le banche hanno dovuto convertire parte della loro esposizione per assicurare la continuità aziendale alla Tassara, il cui patrimonio netto era ormai negativo per diverse centinaia di milioni. Alcuni dei rumor che hanno accompagnato l’uscita di Cucchiani hanno indicato nel dossier Tassara uno degli elementi di divisione tra Cucchiani e il presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli. Una mossa che consente, secondo l’analisi del quotidiano Mf/Milano di oggi, di evitare di contabilizzare una perdita rilevante sui crediti verso Tassara.

Le buone uscite dorate

I banchieri italiani, e i loro colleghi europei e non come sottolinea il Financial Times, hanno storie di grandi negoziazioni sui loro paracaduti dorati. Alessandro Profumo, oggi presidente di Mps, ha ricevuto una buona uscita di 40 milioni di euro quando ha lasciato Unicredit nel 2010 dopo la rottura con gli azionisti sulla sua gestione della banca e il crollo dei dividendi. Ma se si guarda al rapporto giorni di lavoro/liquidazione, il record assoluto va a Cesare Geronzi: 347 giorni di lavoro come numero uno del Gruppo Generali e 16,65 milioni di euro. Quasi 48mila euro quotidiani per il suo anno e due giorni alla presidenza, per uno stipendio annuo di 3,3 milioni di euro lordi.

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