Quello che serve all’Italia, anche nel contesto europeo, è stabilità e riforme. Il governatore della Bce Mario Draghi sugella a Parigi la fiducia ottenuta oggi al Senato dal premier italiano Enrico Letta, sottolineando la necessità di passi avanti istituzionali e non e il fatto che l’Europa sappia reggere meglio rispetto al passato a fasi di instabilità politica degli Stati membri.

Ma la ripresa nell’Ue resta fragile, debole e disomogenea. E i pericoli arrivano anche dall’altra sponda dell’Atlantico. E’ per questo che la Bce starebbe ancora pensando, almeno a parole, ad un nuovo taglio dei tassi, e, anche in vista dei nuovi stress test europei, a nuovi programmi di finanziamento che potrebbero sostenere le banche nella fase di ricapitalizzazione.

Le riforme in Italia

“Il messaggio che i mercati stanno lanciando è semplice, stabilità e riforme”, ha affermato Draghi, commentando l’andamento dello spread legato all’instabilità politica dell’Italia. Roma faccia le riforme per il suo bene non soltanto per la pressione dei mercati. “La pressione dei mercati per portare avanti le riforme è uno dei tanti fattori di pressione ma la principale pressione deve venire dall’interno perché le riforme vanno fatte per il proprio bene, non per i mercati”, ha spiegato Draghi.

Ue più forte, ma la ripresa resta fragile

Secondo il numero uno dell’Eurotower, fasi di instabilità politica come quelle attraversate in questo periodo dall’Italia sono meno rischiose per la zona Euro rispetto a quanto non lo sarebbero state in passato. “Se si guarda a periodi di instabilità politica come quelli attraversati dalla Grecia, dal Portogallo e oggi dall’Italia – ha proseguito Draghi – si vede che in questi Paesi l’instabilità mina le speranze di ripresa ma non pone relativamente pericoli per i fondamenti dell’Eurozona come accadeva pochi anni fa”.

Tuttavia, la ripresa nell’Eurozona resta “debole, disomogenea e fragile“. “Non vedo uno spostamento della crisi dai piccoli ai grandi Paesi – ha commentato Draghi – vedo una ripresa che è debole, disomogenea e fragile, e che parte da livelli molto suranne jones pokies bassi, ad esempio la disoccupazione si è stabilizzata ma a tassi elevati, così come quella giovanile”. “I flussi di credito – ha aggiunto – sono ancora molto deboli, ci sono miglioramenti nella frammentazione sul fronte dei finanziamenti ma con progressi marginali su prestiti”.

Le forze euroscettiche

E a rappresentare una minaccia per la stabilità dell’eurozona restano le forze euroscettiche, che non hanno però superato la soglia di sbarramento nel recente voto tedesco. “Bisogna stare in allerta contro queste espressioni di populismo” anti-euro e “bisogna andare avanti con i tre pilastri dell’integrazione europea: riformare le politiche economiche nazionali, il mantenimento della stabilità dei prezzi da parte della Bce, e continuare a fare progressi sulla governance economica europea”, ha evidenziato Draghi a proposito dei buoni risultati elettorali delle forze anti Euro alle elezioni tedesche e austriache.

La potenza di fuoco della Bce

I tassi di interesse nell’Eurozona rimarranno ai livelli attuali, se non a livelli più bassi, “per un periodo di tempo esteso”. Oggi la Banca centrale europea ha deciso di confermare per il quinto mese consecutivo il principale tasso di interesse dell’area euro, al minimo storico dello 0,50 per cento. L’Eurotower è però pronta ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, compresa una nuova Ltro se necessario. “Abbiamo molti strumenti a disposizione – ha detto Draghi – e non escludiamo nessuna opzione per risolvere le esigenze che dovessero emergere”.

Il rischio shutdown per la ripresa

Nel corso del direttivo di stamani “c’è stata una discussione – ha riferito Draghi – e come l’altra volta, alcuni governatori hanno sottolineato che i miglioramenti dell’economia non giustificavano una tale mossa, altri hanno detto il contrario e alla fine abbiamo deciso di lasciare i tassi al livello attuale”. Ma i rischi si propagano verso l’Europa anche dall’altra sponda dell’Atlantico. Lo ‘shutdown’ del governo negli Stati Uniti “è un rischio per la ripresa mondiale se diventa prolungato nel tempo”, ha commentato Draghi, secondo cui, tuttavia, “non ci sono rischi per un possibile default americano”.

Condividi tramite