Chi l’ha detto che il bazolismo era finito? E che era giunta l’era dei manager che guardavano più all’estero che nel nostro cortile? L’esito dell’avvicendamento ai vertici di Intesa dimostra che le certezze nella finanza italiana sono labili.

La sostituzione del consigliere delegato, Enrico Cucchiani, defenestrato bruscamente salvo lauto compenso di liquidazione e laute prebende che hanno fatto sobbalzare i sindacati, e la nomina al suo posto di Carlo Messina, dimostra che le fondazioni azioniste di Intesa (in primis la lombarda Cariplo e la piemontese Compagnia San Paolo) sono ancora determinanti per la gestione della prima banca italiana.

Infatti proprio Cariplo e Compagnia sono state in prima fila nel sottolineare debolezze e inefficienze della gestione targata Cucchiani che non sarebbe riuscito a imprimere le necessarie svolte alla banca dopo il suo arrivo al posto di Corrado Passera. Il presidente del Consiglio di gestione di Intesa, Gian Maria Gros Pietro, espressione della Compagnia torinese, ha escluso che l’estromissione di Cucchiani sia stata dovuta alla sua espressione critica verso i finanziamenti dati in passato al bazoliano Zalesky.

Sta di fatto, comunque, che le ragioni del siluramento dell’ex numero uno di Allianz Italia non sono state del tutto chiare, comunque, almeno se si leggono i comunicati ufficiali; e non mancano contraddizioni, mezze verità e bufale in alcune ricostruzioni giornalistiche circolate negli scorsi giorni.

E comunque anche le modalità di uscita di Cucchiani, con le richieste accordate da parte dell’azienda di cospicue prebende per poter maturare la pensione, stridono con l’immagine che lo stesso Cucchiani voleva darsi di un manager poco italiano e molto europeo e pure un tantino americano.

Se l’arrivo di Messina può segnare un ritorno al passato di Intesa rispetto alle partecipazioni di sistema dopo l’uscita dal dossier Telecom (e non a caso Messina si è espresso favorevolmente a un ruolo di Intesa su Alitalia per non parlare della ristrutturazione e proroga del credito a Zalesky, deciso secondo l’istituto per evitare di contabilizzare perdite in bilancio), restano irrisolti comunque alcuni nodi: la capacità delle fondazioni azioniste di partecipare a un futuro rafforzamento patrimoniale della banca; il superamento del sistema duale della governance; i grovigli amministrativi e tecnologici non ancora sciolti tra le banche accorpate dal sistema Intesa e Sanpaolo.

Ecco di seguito fatti, indiscrezioni, commenti e analisi sui veri e presunti motivi dell’uscita di Cucchiani, sul ruolo delle fondazioni e su molto altro…

GLI APPROFONDIMENTI DI FORMICHE.NET

Telecom, Alitalia e Intesa, i poteri forti sono morti. Parola di Galli. Nomi, ricostruzioni e pure indiscrezioni nell’intervista al saggista ed economista Giancarlo Galli di Edoardo Petti

Le vere pecche di Cucchiani. L’analisi sulle dimissioni dell’ex ad del direttore di Formiche.net, Michele Arnese

Intesa, i perché e le mezze verità sul defenestramento di Cucchiani. Numeri e considerazioni nell’analisi di Fabio Bolognini, curatore del blog Linkerblog.biz

Ecco le 5 ragioni (finte?) per cacciare Cucchiani da Intesa. Il commento del direttore di Formiche.net, Michele Arnese

Cucchiani, Profumo e Geronzi. La classifica delle ricche liquidazioni che consolano i banchieri. La buona uscita dorata all’ex ad di Intesa Enrico Cucchiani e non solo nell’articolo di Elisa Maiucci

Unicredit, Intesa, Mps. Le banche promosse (e bocciate) in un report di Société Générale. Bilanci e situazione patrimoniale dei colossi italiani del credito nell’articolo di Elisa Maiucci

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