La tutela della dignità umana è un must per una democrazia che vuole definirsi tale. Questo vale maggiormente per tutti coloro che, per ragioni di vario tipo, sono in una condizione di svantaggio. La civiltà di un Paese si misura anche dal modo in cui tratta i detenuti.

Privare una persona della propria libertà rappresenta una condanna di per sé terribile. Molti detenuti sono colpevoli di crimini efferati, ma questo non comporta che lo Stato debba essere altrettanto feroce o disprezzare la persona che ha “errato”. Tra l’altro, l’obiettivo della detenzione è di ri-educare il soggetto per un eventuale re-inserimento nella società.

La condizione delle carceri italiane è drammatica. I sovraffollamento grava sulle condizioni di vita dei detenuti. Le carceri non sono e non devono essere, campi di concentramento.

Le prigioni norvegesi, per esempio, sono state definite su un articolo-inchiesta di Panorama, dei “villaggi vacanza”. Eccessivo, certo. Ma la grande attenzione dei Paesi nordici alla dignità della persona dovrebbe insegnarci molto. A volte, è comprensibile, ci lascia allibiti. Basti pensare al caso del pluriomicida Brevik, che ha ricevuto 21 anni come pena complessiva per le decine di vite spezzate.

Il messaggio del Capo dello Stato non deve essere preso come pretesto politico per colpire uno o l’altro, né per sostenere la propria ideologia. Non sono favorevole a nessun genere di indulto o amnistia, ma è vero che la condizione delle carceri italiane è davvero sconcertante. La difesa della dignità umana è un valore fondamentale di una democrazia, e questo vale, lo ripeto, anche e soprattutto per i detenuti.

Per poter comprendere quanto affermato, basta dare un occhio alle statistiche del ministero di Giustizia circa il numero dei detenuti.

UntitledFonte:Ministero di Giustizia, 30 sett. 2013

Ci sono interventi molto importanti da mettere in atto per risolvere questa terribile situazione. Il reato di clandestinità, per esempio, interessa il 9,6% dei detenuti stranieri. Poca cosa, quantitativamente, ma perchè mai poveri disgraziati dovrebbero finire in carcere, assieme a stupratori, assassini, ladri e truffatori, solo per aver cercato di trovare una vita migliore? L’eliminazione del reato di clandestinità sarebbe già una buona cosa, ma non è certo la soluzione.

Il sovraffollamento delle carceri è un tema serio e va affrontato con molta serietà. Occorre intervenire sulla causa: occorre formare e recuperare quelle persone che hanno sbagliato, comprenderne le ragioni e naturalmente questo è possibile con i reati minori, non certamente con reati gravi.

Il tema è delicato e complesso. per questo ci vorrebbe più serietà da parte di tutti, e più pacatezza.

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