Ci siamo abituati a slogan razzisti, xenofobi, omofobi di ogni tipo. Gli ambienti dell’estrema destra, i leghisti, gli ignoranti in generale che discriminano in base all’etnia, alla religione e alle credenze politiche o agli orientamenti sessuali: ignoranza allo stato puro.

Ci siamo indignati per le minacce di morte al ministro Kyenge e per gli insulti continui. Ma i casi di discriminazione e violenza sono numerosi in tutta Italia, le vittime gli immigrati, accusati di rubare lavoro e di essere il problema della nostra situazione attuale: no, il problema sono gli italiani e ciò che non hanno e hanno fatto negli ultimi vent’anni.

A volte, questo dovrebbero imparare i vari Borghezio e Calderoli, dalla parte del discriminato ci finiamo anche noi, e troppe volte finisce male. Ho letto proprio poco fa della tragica morte di un 19enne italiano, di Lecco, ucciso da un gruppo di 9 ragazzi inglesi dai 20 ai 25 anni, a pugni e calci. La sua colpa: essere un italiano in terra straniera. Già, un immigrato, per motivi di studio tra l’altro. Che sgobbava, come tanti stranieri nel nostro Paese, per mantenersi e per poter studiare l’inglese. Magari nella convinzione di poter tornare in Italia con qualche cosa in più da spendere per la sua vita, o di restare in UK, per un futuro diverso.

L’odio, l’ignoranza e il razzismo lo hanno ucciso al grido “voi ci rubate il lavoro”. Terribile. I giovani assassini, un gruppo di disperati, è stato prontamente individuato e tutti sono in arresto. Ma una vita è stata spezzata per l’ignoranza, per l’odio.

Questo non è ciò che dovrebbe accadere nella civile Europa. Nell’Europa dei diritti, della dignità e del rispetto. Eppure, là come qua, ci sono ancora gruppi di bruti, che vivono di violenza rabbiosa, di odio e di frustrazione.

Le vittime possono essere gli africani in Italia, e gli italiani in Inghilterra. Sarà chiaro che il problema non è altro che la cultura dell’avversione e della violenza che contraddistingue certi gruppi?

 

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