Il giorno del giudizio per Telecom Italia è arrivato, insieme alle dimissioni ufficiali del presidente Franco Bernabè, in contrasto con i soci dopo il riassetto nella holding Telco che ha visto salire la quota del gruppo spagnolo Telefonica verso il definitivo dominio.

Dopo un aumento di capitale riservato per la Cdp e le polemiche su una modifica alla legge sull’Opa, i piccoli azionisti di Telecom riuniti nell’Asati, l’associazione presieduta da Franco Lombardi, chiedono più chiarezza sulle eventuali cessioni sul tavolo, sul piano industriale e sulle potenziali mire, non condivise, di Telefonica per Telecom.

La vera strategia di Telefonica per Telecom

Le dimissioni di Franco Bernabè avvengono “in un Cda importante, causate dalla non condivisione dei soci Telco su un aumento di capitale”, spiega Lombardi. “La rinegoziazione dei patti Telco è stata la rivelazione della vera strategia di Telefonica su Telecom Italia. Mantenere per il tempo più lungo possibile lo status quo, non acquisendo tutte le quote di Telco, al fine di non consolidare il debito di TI, avere tempo sufficiente per vendere Tim Brasil (9-12 mesi), non cedere la rete, altro tema sostenuto da Bernabè e Patuano, non effettuare forti investimenti in Italia, disinteressarsi del mantenimento dei livelli occupazionali del Gruppo, oggi 82.000, danneggiare l’85% del capitale (ordinario e di risparmio di TI le famose minorities! anche con il passaggio fuori mercato di azioni riconosciute a 1.1 euro) soprattutto rendere più debole la stessa Società”.

Le colpe dei soci italiani di Telco

“Tutto questo  – prosegue – è stato reso possibile con la complicità dei soci Italiani di Telco che a fronte di risorse economiche limitate stanno cercando di svendere il controllo di TI con una farsa sui tempi, sulle modalità e sulle convenienze di pochi, contro gli interessi della maggioranza degli azionisti e soprattutto del Paese, di fronte ad una incomprensione inaudita della maggior parte del Governo e della Classe politica. Siamo fiduciosi che l’avvenuta fiducia al Governo Letta possa far riesaminare la questione nella sua intera gravità”.

Il nodo Tim Brasil

“Non siamo a priori contrari alla vendita di Tim Brasil, che già avevamo proposto come opzione nel 2010, ma ad un valore per la partecipazione di TI di 9-10 miliardi di euro, valore oggi che si può ottenere a premio ma di difficile ottenimento se i contendenti sono solo i locali Vivo, Claro e OI Brasil, i quali difficilmente riconosceranno queste valutazioni – dichiara Lombardi -. Infatti valori sensibilmente diversi non avrebbero effetti significativi sui parametri economici attuali, e su questo sarà determinante il ruolo dei Consiglieri indipendenti soprattutto nominati da Assogestioni, che hanno la nostra profonda stima per il loro attuale comportamento, il ruolo della Consob, della Sec, e del Governo”.

Le richieste di Asati

Asati aspetta dunque che il Cda “a maggioranza di 4/5 (espressione di Telco), responsabile della nomina e della ripartizione delle deleghe dei nuovi Vertici Esecutivi, indichi quale sia il nuovo piano industriale e che dimostri che TI possa resistere diversi mesi senza risorse finanziarie e si esprima sulla necessità della eventuale vendita di Tim Brasil, che essendo una operazione di necessaria gestione di finanza e non un atto dispositivo deve prevedere l’uscita dal Cda di Alierta e Linares. Il Cda inoltre deve convocare una assemblea straordinaria per modificare lo statuto prima che venga convocata la prossima Assemblea del 2014 che altrimenti si svolgerebbe con una maggioranza dell’azionariato, ben superiore al 22%, che non può esprimere i propri diritti”, conclude il presidente Lombardi.

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