C’è chi parla di esodo, chi invece sminuisce e parla di casi isolati. Fatto sta che la costituzione di Ali, la nuova associazione vicina a Oscar Giannino, sta certamente provocando non pochi problemi a Michele Boldrin e a Fare per fermare il declino. Nelle regioni meridionali, in particolare, gli smottamenti sembrano assumere la forma di una frana.

CHE COSA SUCCEDE IN SARDEGNA
E’ di venerdì la notizia delle dimissioni dell’intera direzione regionale della Sardegna, presieduta da Franco Turco, sodale di Giannino fin dai tempi della Gioventù Repubblicana. “Abbiamo deciso democraticamente di seguire il nostro cuore, noi crediamo che FARE sia purtroppo su un binario morto, mentre le idee liberali trovano in ALI terreno molto più fertile”, ha confermato Franco Turco a Formiche.net.

LA MAPPA DELLE REGIONI DEL SUD
La “secessione” sarda ha replicato in tono maggiore ciò che era già accaduto in Sicilia e Puglia, dove si erano dimessi i coordinatori regionali (Antonio Scalia e Gianni Buccarella), entrambi aderenti di Ali. Non mancano i sommovimenti anche in Calabria, dove gli iscritti non si erano schierati con Boldrin già dal congresso, e in Campania dove è certa l’adesione ad Ali dell’ex capolista alla Camera, Antonluca Cuoco, insieme a molte decine di iscritti. Anche i lucani, un tempo considerati solidamente boldriniani, ora titubano.

I FINI DI CHI VUOLE VOLARE CON LE ALI
Nonostante i dirigenti di ALI – a cominciare dalla coordinatrice Silvia Enrico – si affannano a sottolineare come ALI non sia in alcun modo interessata alla concorrenza con FARE e che, al contrario, l’associazione nasca per far convergere il progetto dei “fattivi” con altre esperienze politiche (in primis quella Scelta Civica, ormai libera dalla stretta di Casini e Mauro, ma anche i radicali e tutte le realtà che si riconoscono nell’Alde), i maggiorenti di Fare parlano apertamente di ALI come di un soggetto interessato ad un percorso politico alternativo e non compatibile.

LA QUESTIONE DEL DATABASE E IL RUOLO CONTROVERSO DI PASSERA
La strategia dei maggiorenti di Ali, dicono i ben informati, è quella di evitare ogni tipo di polemica con Boldrin. Così va letta, ad esempio, la decisione di riconoscere pienamente a FARE il diritto all’utilizzo del database degli aderenti, nonostante questo sia di proprietà di Ali. Ad oggi, comunque, le strategie dei due gruppi sembrano divergere: Fare pare indirizzarsi verso un dialogo serrato con il gruppo di lavoro di Corrado Passera (che entro gennaio dovrebbe rendere pubblico un suo manifesto politico e che oggi era a Torino a un seminario organizzato proprio da Fare), mentre Ali ragiona con i montiani di Scelta Civica per un superamento delle attuali divisioni e la costruzione di un progetto comune più ampio. Il 30 novembre a Milano (Teatro Elfo), alla presentazione pubblica di Ali, non dovrebbero mancare delle presenze di rilievo di Scelta Civica e di Italia Futura.

GLI APPUNTAMENTI IN CONTEMPORANEA MA NON IN SIMBIOSI
Curiosamente, quello stesso giorno, Angelino Alfano presenta il Nuovo Centrodestra italiano. I liberali montian-gianniniani presteranno attenzione alle parole del vicepremier o preferiscono seguire le sirene del sindaco di Firenze? La domanda, al momento, non ha risposte.

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