L’operazione condotta ieri (6 novembre 2013, ndr) dal Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico di Roma della Guardia di finanza (per l’esecuzione di 47 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti imprenditori e professionisti affiliati, riferiscono gli investigatori, alla ‘ndrangheta, con perquisizioni in Calabria, Piemonte, Veneto, Lombardia e Puglia) riapre il tema della costruzione di reti tra organizzazioni criminali e pubblica amministrazione e tessuto produttivo.

Infatti, il contrasto alle organizzazioni con finalità criminali è una attività complessa e molto dinamica che impone tanto l’osservazione degli interessi di queste, quanto le strategie per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissate. Questi ultimi non sono sempre noti “in tempo reale” (e quindi non è possibile attuare una azione di prevenzione a 360°) è possibile adottare strategie di intelligence che consentono di meglio comprendere il fenomeno nella sua fase evolutiva, attraverso l’individuazione di caratteristiche peculiari, riscontrate in sede di indagini precedenti.

Il tema è attuale e di grande interesse poiché uno dei settori di maggiore interesse è costituito dagli appalti pubblici, dal timore delle infiltrazioni illecite, e che sempre più caratterizza anche il fenomeno della corruzione. Una prima peculiarità è la diversificazione nel modello di posizionamento organizzativo: ad esempio, possiamo richiamare il modello adottato proprio dalla ‘Ndrangheta, con un modello di “colonizzazione” inserendosi nel tessuto connettivo della “nuova” realtà locale, con i modelli organizzativi corrispondenti a quelli del luogo di origine (a differenza dalla Camorra che si sviluppa come come una vera e propria attività di “delocalizzazione”, creando utilità e generando profitti da fare convergere poi verso la casa madre, con nuove basi operative).

Tuttavia sembra altrettanto interessante la modalità di diversificazione delle relazioni con il tessuto imprenditoriale che si vengono ad instaurare in ambito “locale”. Oltre alla impresa criminale (intestata fittiziamente a prestanome, ma controllata di fatto dalla organizzazione), si possono individuare almeno 3 diversi livelli di organicità e “collaborazioni”. La prima riguarda i “subordinati”: godono di una protezione “passiva” di tipo passivo, attraverso un assoggettamento basato sulla intimidazione e sulla coercizione. La seconda i “collusi” che si caratterizzano per avere una protezione di tipo “attivo”, basata piuttosto su legami personali di fedeltà, che puntano consapevolmente a sfruttare la circostanza per ottenere benefici in una prospettiva di reciproco (anche se diverso) vantaggio economico.

Inoltre, ma non meno importante, vi è una categoria intermedia cosiddetta degli “strumentali” che ricercano nelle organizzazioni criminali, un rapporto non continuativo e limitato nel tempo, in relazione a particolari esigenze contingenti, alla ricerca di compromessi, utilità e convenienze differenti, seppur complementari.In questo caso, la persona percepisce il rapporto con la “mafia” come un costo (necessario e preventivato) legato alla tipologia di prestazione ottenibile: da notare che in questo periodo di crisi, questa ultima, trova nuovi sbocchi e collocazioni, per fronteggiare i momenti di difficoltà.

Questa classificazione che nasceva dalla osservazione della contiguità con le imprese, oggigiorno, non si può escludere possa trovare una evoluzione ed applicazione anche in relazione a “figure chiave” che – grazie alla loro posizione di potere – possono garantire “favori” alle diverse organizzazioni (nazionali ed internazionali) che operano sul nostro territorio. Dal punto di vista della “cultura della legalità”, è importante che vi sia la consapevolezza che “anche” alcune tipologie di relazioni e contiguità possano portare, in sede di indagine, ad individuare delle responsabilità che sfociano nella contestazioni di reati (ad esempio, di riciclaggio, di corruzione o concussione) piuttosto dell’associazione, anche solo di natura “esterna”.

Da quello più tecnico, vista (ad esempio) l’ampia platea dei destinatari della normativa antiriciclaggio – che comprende principalmente gli intermediari bancari, finanziari ed assicurativi, ma anche i professionisti economici e giuridici – sono comunque importanti elementi per un corretto “approccio basato sul rischio” piuttosto che di segnalazione di attività sospette, anche se non sono ancora formalizzati dalle Autorità preposte in “schemi di comportamento anomalo”.

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