Dopo la decisione del premier britannico David Cameron di sostituire il ministro per la Scozia Michael Moore con Alistair Carmichael, la tensione tra Londra e Glasgow aumenta. Il dibattito sul referendum per la secessione – in programma per il 18 settembre del 2014 – si è spostato sull’aspetto economico: quanto può costare al Regno Unito l’indipendenza degli scozzesi?

IL PREZZO DELL’INDIPENDENZA
Il governo scozzese ha spiegato martedì con un report cosa accadrebbe se la Scozia fosse uno Stato autonomo. Il ministro scozzese per le finanze, John Swinney, ha detto che appartenere al Regno Unito costa ad ogni scozzese circa 1.073 euro l’anno. Una quantità di denaro che toglie “opportunità significative in termini di crescita, occupazione e aumento della ricchezza” perché la Scozia è legata alle decisioni del Regno Unito, ha detto il ministro.

Secondo l’Istituto di studi fiscali britannici, invece, la secessione avrebbe un effetto immediato sui conti pubblici: l’indipendenza della Scozia può costare una riduzione del 0,8% del Pil del Regno Unito e dell’1,9% della Scozia.

UNA SCELTA POLITICA
Lo studio scozzese è molto retorico, non offre alternative economiche concrete e resta sul piano politico. “Il governo scozzese crede che il comportamento economico della Scozia sia legato alla struttura attuale e solo attraverso l’indipendenza potrà aumentare il suo potenziale e offrire il tipo di economia e di società che si riflette nei valori delle persone che vivono e lavorano qui”, spiega il rapporto.

Un voto a favore dell’indipendenza può portare con sé grandi opportunità economiche. Un voto a favore dell’indipendenza ha il potere di trasformare e riequilibrare in maniera decisiva l’economia scozzese, migliorando le prospettive per l’occupazione, la sicurezza del lavoro e la prosperità ad ogni livello della società”, sostiene lo studio. Le soluzioni però sono a lungo termine.

I COSTI FISCALI
Uno studio del Centro di studi fiscali britannico si concentra invece sul breve periodo. Per questo le conclusioni sulle conseguenze economiche dell’indipendenza scozzese sulla politica fiscale sono meno ottimiste: l’aumento delle tasse o il taglio alla spesa potrebbero incidere in una riduzione del Pil dello 0,8% in Regno Unito e dell’1,9% in Scozia fino al 2021, in caso venisse confermata la volontà di indipendenza di Glasgow nel referendum a settembre del 2014.

IL PESO DEGLI INDECISI
Perché se gli ultimi sondaggi sul referendum danno la maggioranza al “no” Londra ha aumentato la sua pressione? Il discorso del neo-ministro Carmichael offre alcuni indizi: gli inglesi vogliono assicurarsi il voto degli indecisi, che sono soprattutto operai delusi dai laburisti. La tentazione è quella di votare per l’indipendenza per non favorire la coalizione di conservatori e liberal-democratici.

Carmichael ha detto che un politico sensato non deve mai dare per scontato un trionfo alle urne. “I sondaggi cambiano, così come l’opinione di chi vota”. Ricordò l’esperienza del Canada dove, nonostante i sondaggi dicessero il contrario, ci si è avvicinati di molto all’indipendenza del Quebec nel secondo referendum per l’indipendenza nel 1995.

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