“Il documento di Aparecida non finisce in se stesso, non chiude, non è l’ultimo passo, perché l’apertura finale è sulla sua missione. Per restare fedeli bisogna uscire. Questo è in fondo Aparecida, che è il cuore della missione”. Con queste parole Jorge Bergoglio definiva il libro che aveva scritto nel 2007 alla fine della Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida, in Brasile. Allora era cardinale e arcivescovo di Buenos Aires ed era stato nominato coordinatore della redazione del testo finale.

Papa Francesco ha sempre con sé una copia del Documento di Aparecida. La consegna come omaggio ai capi di Stato e di governo che incontra in Vaticano e per questo molti vaticanisti considerano il Documento di Aparecida come la sintesi politica del suo Pontificato.

SPERANZA E PREOCCUPAZIONE
In un articolo pubblicato dal quotidiano argentino El Clarin, l’arcivescovo Victor Manuel Fernández ha detto che Bergoglio era arrivato ad Aparecida con speranza e preoccupazione. Molti dicevano che la conferenza poteva rinnovare l’entusiasmo ma soprattutto “il sogno di una Chiesa latinoamericana con un’identità propria e un progetto storico segnato dalla bellezza del Vangelo e l’amore per i poveri. Alcuni dicevano che nella conferenza precedente di Santo Domingo l’ingerenza della Curia vaticana era stata eccessiva e che il fervore latinoamericano si era perso”, ha scritto Fernández.

LE PERIFERIE UMANE
Così, il 15 maggio i vescovi hanno scelto Bergoglio come presidente della Commissione responsabile della redazione del documento finale. Molti si sono sentiti motivati per il suo linguaggio suggestivo, pieno di speranza, sicurezza e voglia di lavorare. Il giorno dopo Bergoglio ha confermato il suo impegno per “evitare una Chiesa autoreferenziale” e lavorare “per una Chiesa che arrivi a tutte le periferie umane”. Era l’inizio di una rivoluzione.

LIBERA PARTECIPAZIONE
Papa Francesco aveva invitato a partecipare liberamente alla redazione del documento finale. Non voleva l’imposizione di un testo base ma la raccolta di pensieri e sentimenti spontanei. “Mi ha detto che bisogna sempre agire così e che in ogni caso lo sforzo per orientare il lavoro verso un risultato concreto doveva farsi alla fine”, ha raccontato Fernández. Lo scambio e le discussioni sono stati proficui, senza tensioni. Un ambiente molto diverso a quello di Santo Domingo.

LA PAZIENZA DI BERGOGLIO
Il documento finale della Conferenza del “continente della speranza”, come è stato definito quello latinoamericano, ha un valore significativo perché riflette l’idea di evangelizzazione che ha Papa Francesco.

La sfida di Bergoglio era dare spazio a tutte le idee e produrre così un testo forte con grandi temi di interesse. Secondo i partecipanti, il lavoro di pazienza di Bergoglio è stato quasi impercettibile ma efficace.

UN MESSAGGIO DI SPERANZA
La parola che più si ripete nel documento è “vita” (più di 600 volte). L’obiettivo del testo era presentare l’attività di evangelizzazione come un’offerta di vita degna e piena per gli individui. E il documento insiste per una missione entusiasta e generosa, che arrivi alle periferie grazie alle verità del Vangelo. Il linguaggio di Bergoglio si avverte in ogni singola parte del testo.

Secondo quanto riferisce Vatican Insider, Bergoglio ha indicato che nel documento “c’è un punto sulla pietà popolare. Sono pagine molto belle. E credo, anzi, sono sicuro – ha detto – che sono state ispirate proprio da quello. Dopo quelle di Evangelii nuntiandi sono le pagine più belle che sono state scritte sulla pietà popolare in un documento della Chiesa. Direi che Aparecida è l’Evangelii nuntiandi dell’America latina”.

IL SANTUARIO DI APARECIDA
Durante la Giornata mondiale della gioventù, Papa Francesco ha deciso di inserire un altro evento nel programma: il pellegrinaggio al santuario di Aparecida. In un’intervista pubblicata su 30Giorni a novembre del 2007, Bergoglio ha detto: “Il luogo, di per sé, esprime tutto il significato. Ogni mattina si celebra la messa con i pellegrini. Celebrare l’eucaristia insieme al popolo è diverso che farlo solo tra i vescovi. Questo dà il vivo sentimento di appartenenza della gente, della Chiesa che cammina come popolo di Dio, di noi vescovi come servi. E dopo, i lavori della Conferenza (di Aparecida nel 2007, ndr) si sono svolti in un ambiente vicino al santuario. Da lì potevamo sentire le preghiere e i canti dei fedeli…”, ha detto Bergoglio.

Con più di 11 milioni di visite ogni anno, Aparecida è uno dei santuari mariani più visitati al mondo. Con numeri che superano quello di Lourdes e Fatima. La storia dice che un gruppo di pescatori abbia chiesto alla Madonna una buona pesca e, tra le reti cariche, sia apparsa l’immagine di una Madonna di colore. Nel 1834 è stata realizzata la prima basilica e nel 1946 l’attuale costruzione di 18mila metri quadri. Ma oggi nel mondo della Chiesa, e nel cuore di Papa Francesco e dei fedeli, Aparecida non è solo un luogo, ma qualcosa di più grande.

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