Il colpo di mano che ha cambiato la storia dell’euro

Il colpo di mano che ha cambiato la storia dell’euro
Terzo estratto del testo "Un saggio di "verità" sull'Europa e sull'euro. 1.1.1999 il colpo di Stato, 1.1.2014 rinascita!?" di Giuseppe Guarino, professore emerito della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza”

Alla base di ogni moneta vi è sempre una disciplina giuridica. Può essere quella propria di un regime di mercato, quella di un regime di stampo collettivista, o quella di una economia mista. Queste tipologie, diverse tra loro, hanno un elemento in comune. Alla gestione della moneta è sempre preposta una autorità politica facente parte dell’organismo di vertice. Nei regimi di mercato l’autorità politica è coadiuvata dal responsabile della Banca centrale. L’euro costituisce il primo esempio di una moneta in cui, secondo la disciplina del Trattato, vertici politici, pur partecipando alla gestione della moneta, non ne avrebbero avuto la responsabilità esclusiva. Avrebbe avuto parte nella gestione e vi avrebbe esercitato un ruolo dominante, una disciplina astratta. La specificità della nuova moneta, l’euro, sarebbe stata desumibile dalla disciplina alla quale il TUE l’assoggettava.

UN ALTRO EURO
Il 1.1.1999 è stata immessa sui mercati la moneta disciplinata dal reg. 1466/97. Se si accerterà che la disciplina del regolamento è diversa, anzi opposta rispetto a quella del TUE, bisognerà concludere che l’euro circolante dal 1.1.1999 è un’altra moneta rispetto a quella del Trattato. Questa nuova moneta usa il nome ed i simboli di quella voluta dal Trattato. La moneta disciplinata dal Trattato è l’unica “autentica”. Non essendo avvenuto il suo lancio né alla data stabilita, né in qualsiasi altra successiva, lo “euro autentico” è una moneta mai nata. Quella che usurpa il suo nome, e che è stata presentata come se fosse quella del Trattato ed in quanto tale accettata nei mercati, è una moneta falsa che, nascoste le proprie natura ed identità, si appropria di quelle dell’euro autentico.

GRANDI DIFFERENZE
La differenza tra il TUE ed il regolamento 1466/97 attiene al vincolo che nelle discipline occupa la posizione “centrale”. Il TUE fissa un obiettivo, uno sviluppo conforme al disposto dell’art. 2, il cui conseguimento è affidato alle politiche economiche di ciascuno degli Stati membri, ciascuna delle quali avrebbe dovuto tenere conto della specificità delle concrete condizioni della economia del proprio Paese. Le politiche economiche avrebbero potuto utilizzare all’occorrenza, quale strumento per realizzare l’obiettivo, l’indebitamento nei limiti consentiti dall’art. 104 c), da interpretare ed applicare in conformità ai criteri fissati negli alinea e nei commi 2 e 3 del punto 2 dell’art. 104 c).

STATI SENZA POLITICA ECONOMICA
Il regolamento abroga tutto questo. Le politiche economiche degli Stati sono cancellate. È cancellato conseguentemente qualsiasi apporto degli Stati. Il ruolo assegnato dal TUE [art. 102 A, 103 e 104 c)] all’obiettivo dello sviluppo, che l’attività politica degli Stati avrebbe conseguito, realizzandolo in conformità a quanto prescritto negli artt. 2 e successivi del Trattato, è cancellato. All’obiettivo dello sviluppo è sostituito un risultato consistente nella parità del bilancio a medio termine. Gli Stati, secondo il TUE, avrebbero conseguito l’obiettivo, valutando nella propria autonomia i limiti, le condizioni e le strutture del proprio Paese. Il grado di conseguimento sarebbe stato necessariamente diverso da Paese a Paese e per ciascun Paese di anno in anno. Il risultato che il regolamento sostituiva all’obiettivo avrebbe dovuto invece essere eguale per tutti i Paesi e in tutti gli anni per ciascun Paese. Se le strutture o le condizioni monetarie non avessero consentito di conseguire la crescita, la politica economica dello Stato ne avrebbe tenuto conto. All’opposto, nella disciplina del regolamento, se strutture o condizioni avessero ostato alla realizzazione del “risultato” della parità, si sarebbero dovute modificare le strutture ed incidere sulle condizioni, non si sarebbe potuto venire meno all’obbligo perentorio della parità del bilancio. Un totale capovolgimento, dunque, nel rapporto tra moneta e realtà. Secondo il TUE, se vi è contrasto, è la gestione della moneta a doversi adeguare alla realtà. Secondo il regolamento, è la realtà che deve adeguarsi alla moneta.

SIMILE AL MARCO
Qui potremmo anche fermarci. Ai fini della dimostrazione che al 1.1.1999 è stata immessa sui mercati una moneta diversa da quella progettata da Pöhl, Delors, Carli quanto detto è più che sufficiente. La moneta, quale disciplinata dal TUE, era stata giudicata dal suo diretto responsabile ed utilizzatore, il Presidente Pöhl, corrispondente al preesistente “marco”. Per forza logica lo “euro” oggi circolante, disciplinato da norme diverse da quelle del TUE, non può per definizione considerarsi simile al vecchio “marco”.

TUTTI I DUBBI
Sarebbero dovuti sorgere immediati dubbi sulla idoneità dell’euro voluto dal regolamento a produrre crescita. Il marco era stato fattore di sviluppo. Lo “euro falso” ha cancellato i poteri ed i mezzi di cui gli Stati avrebbero potuto e dovuto avvalersi per produrre sviluppo. Il regolamento non li ha sostituiti con altri poteri e mezzi. L’effetto di crescita, quale avrebbe dovuto prodursi in conseguenza naturale dell’obbligo imposto come permanente a tutti indistintamente gli Stati, era affermato in via “assiomatica”. Non trovava conferma in alcuna esperienza. Il debito pubblico dell’UK nel secolo della rivoluzione industriale e della espansione imperialistica superò quello antecedente o contemporaneo di qualsiasi altra economia. L’indebitamento USA, negli anni dal 1939 al 1945 aumentò vertiginosamente da poco più del 40% ad oltre il 100%. Furono immediatamente riassorbiti quindici milioni di disoccupati. Consentì agli USA di uscire dalla guerra quale principale potenza politica, militare, economica e scientifica nel mondo.

DATI DA APPROFONDIRE
Se non sono reperibili esperienze storiche conformi, se non vengono addotte a sostegno argomentazioni basate su rapporti di causa ed effetto oggettivamente verificabili, la fiducia nell’obiettivo assiomatico deve restare necessariamente ed unicamente affidata ai risultati. Dal 1999 ad oggi sono trascorsi 15 anni. Un periodo che nelle attuali condizioni storiche può considerarsi un tempo lungo, più che medio.
Le risultanze statistiche sono inequivocabili. Italia, Germania, Francia, nei quattro decenni dal 1950 al 1991, con tassi medi del PIL pari rispettivamente a 4.36%, 4.05% e 3.86% (elaborazioni su dati omogeneizzati Maddison) risultavano nello sviluppo i primi tre Paesi democratici occidentali, precedendo USA (3.45%) ed UK (2.08%). Nei sei anni anteriori alla entrata in vigore del TUE (1987-1992) le medie, in conseguenza degli effetti costrittivi derivanti dall’ultima fase di attuazione del Piano Werner, risultarono rispettivamente del 2.68%, 2.05%, 2.91%. Sarebbero risultate superiori ai dati del sessennio della fase transitoria della omogeneizzazione (1.34%, 1.32%, 1.40%). Le medie complessive dei 15 anni successivi al 1.1.1999 sono state per i tre Paesi dello 0.38%, dell’1.36%, dell’1.38%. A partire dal 2000 i tre maggiori Stati membri, oltre a beneficiare della ormai consolidata disciplina della eliminazione anche fisica delle dogane, sarebbero stati avvantaggiati dalla eliminazione nell’ambito dell’area euro dei costi di transazione ed anche dall’aumento del numero dei partecipanti all’Unione (tredici in più) e distintamente all’euro (cinque in più). Ebbene, in una graduatoria insospettabile (v. Pocket World in Figures dell’Ecoomist, edizione 2013, pag. 30) degli Stati con minore sviluppo nel mondo nel decennio 2000-2010 l’Italia figura come terza peggiore economia, la Germania come decima peggiore economia, la Francia come quattordicesima peggiore economia. Ancora più significativa è la presenza di dodici Stati europei, se consideriamo anche quelli dell’Unione, tra i primi trentacinque della graduatoria dei peggiori nel mondo!

GLI EFFETTI DELL’EURO
Nella analoga graduatoria del decennio antecedente (1990-2000) non figurava nessuno Stato europeo. Si deve dedurre che il fattore cruciale ampiamente responsabile della depressione europea, e specificamente dell’area euro, deve avere cominciato ad operare poco prima o poco dopo l’inizio del nuovo millennio. In astratto avrebbe potuto trattarsi tanto di un fattore interno alla UE e/o alla zona euro, quanto di un fattore a questa esterno. Un’altra statistica esclude la seconda ipotesi. La media di crescita del PIL nel mondo nel ventennio 1975/95 era stata del 2.8% (v. Rapporto sullo sviluppo umano, 1999), la popolazione totale nel 1997 era pari a 5 miliardi e 741 milioni. È oggi di oltre 7 miliardi. Il tasso di sviluppo è stato superiore al 4% negli anni dal 2004 al 2013. Ha superato il 5% negli anni 2006 (5.3%), 2007 (5.4%) e 2010 (5.1%). L’intero mondo si caratterizza attualmente per una crescita continua e generalizzata in tutti i continenti. La media di crescita del PIL nell’area euro nel decennio 1991-2003 è stata del 2.2%. Quella del 2013 (previsioni per l’ultimo anno) è del -2% (v. anche per il dato riferito al mercato, USA, Economic Report of the President, 2013, pag. 452).

UN REGOLAMENTO DEPRESSIVO
La causa era dunque interna. Il fattore nuovo accertato nell’anno 1999 e/o nell’anno antecedente od in quello successivo, è l’immissione nei mercati dello euro “falso” disciplinato dal reg. 1466/97, a partire dal 1.1.1999. Non possono esservi dubbi. Il reg. 1466/97 è causa prima ed unica del fenomeno depressivo in corso nei singoli Paesi e nell’intera area euro dal 1.1.1999.

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ultima modifica: 2013-11-12T18:33:18+00:00 da Giuseppe Guarino

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