La corsa allo spazio sta diventando una questione asiatica. L’India ha effettuato con successo il lancio di un satellite con destinazione Marte. La Mangalyaan, come è chiamata in modo informale la Mars Orbiter Mission, è partita alle 10:08 ora italiana dal centro spaziale di Satish Dhawan, una volta terminato il conto alla rovescia di 56 ore iniziato domenica scorsa.

L’India entra così nella ristretta cerchia di quanti hanno tentato la missione verso il pianeta rosso. Del club fanno parte Stati Uniti, Unione europea, Russia, Cina e Giappone. Se il satellite riuscirà a entrare con successo nell’orbita marziana gli indiani saranno i primi asiatici a raggiungere il traguardo, mancato dalle missioni giapponese e cinese. E non è un caso che, nella corsa allo spazio, il primo ministro Manmohan Singh annunciò l’inizio della missione nell’agosto del 2012, pochi mesi dopo il fallito tentativo di Pechino.

Il razzo PSLV-C25 ha trasportato con successo la sonda in orbita attorno alla Terra. “Sono lieto di annunciare che la prima fase è stata un successo” ha detto il presidente della Indian Space Research Organisation (Isro), K. Radhakrsihnan, una volta raggiunta l’orbita terrestre, quando erano trascorsi 45 minuti circa dal lancio. L’Isro studia ora le prossime date della missione. Il Mars Orbiter Mission lascerà l’orbita terrestre il primo dicembre. L’arrivo sull’orbita marziana è previsto per il 24 settembre del prossimo anno, dopo un viaggio di 300 giorni.
Tra gli obiettivi della missione, l’India punta a scoprire se ci siano tracce di metano nell’atmosfera del pianeta rosso, rilevate sia dai mezzi già in orbita sia dai telescopi sulla Terra, senza tuttavia che il robot automatico della Nasa, Curiosity, abbia scovato prove incontrovertibili.

Nel caso terrestre, sottolinea la Bbc, il 95 per cento del metano presente nell’atmosfera è prodotto da microbi. La presenza in quella marziana potrebbe essere indicatore della presenza di una biosfera sul pianeta rosso, sebbene il gas sia anche prodotto da attività geologiche.

L’altro obiettivo è la concorrenza con la Cina nella conquista dello spazio. Delhi era rimasta indietro rispetto ai successi degli scienziati di Pechino nel mandare un uomo nello spazio nel 2003 e arrivare prima degli indiani a portare un satellite in orbita attorno alla Luna nel 2007.

Ora se la missione verso Marte andrà a buon fine – esito non scontato perché meno della metà dei 51 viaggi verso il pianeta rosso hanno avuto successo – l’India farà valere la propria tecnologia low-cost, come è stato definita da Reuters. Il costo della missione è stato di 73 milioni di dollari, una piccola parte rispetto a quello della missione Maven della Nasa – 671 milioni di dollari – il cui lancio è fissato per il 18 novembre.

Nonostante ci siano comunque state polemiche sui costi, in un Paese che deve ancora fare i conti con la povertà e la malnutrizione infantile, c’è chi sottolinea le applicazione pratiche del programma spaziale. “Per un Paese come l’India non si tratta di un lusso ma di una necessità”, ha detto a Reuters Susmita Mohanty, co-fondatrice della Earth2Orbit, startup nel settore spaziale privato, che sottolinea le applicazioni dei satelliti per quanto riguarda le trasmissioni televisive, le previsioni del tempo e la gestione di disastri naturali.

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