Il congresso del Pse a Roma? Un onore, premette il popolare Beppe Fioroni, ex ministro dell’Istruzione e anima “margheritina” del Pd. Ma l’importante è che non venga meno il progetto dei democratici e che non vi sia una mutazione genetica, aggiunge Fioroni, in quel caso si avrebbe “un Pd peggioritario”. E al candidato segretario in pectore, Matteo Renzi, manda a dire: visto che ha sempre sostenuto “che per fare il sindaco di Firenze bisognava amare Firenze, allora per fare il segretario del Pd inizi ad amare questo partito, ovvero militanti, dirigenti e circoli, perché sono carne della sua carne”.

Torna la Margherita con il Pd socialista?
Devo precisare che è un onore che il Pse abbia scelto Roma come sede per il prossimo congresso, non è questo il problema come non lo è far rinascere la Margherita. Più semplicemente il Pd è stato costruito per fare spazio in avanti, migliorando la potenzialità delle proposte del centrosinistra. Ovvero nasce per andare oltre il “centro-sinistra con il trattino”, oltre l’esperienza politica del ’96 e completarla. E avere l’ambizione di mettere in campo una grande prospettiva per proseguire sulla strada delle storie riformiste del Paese.

Quello slancio democratico di ieri come è vissuto oggi?
Era una straordinaria calamita per le diverse esperienze democratiche, guardando al di là delle vecchie famiglie europee. Se ci iscrive al Pse, non si cambia verso al Pd o all’Italia, ma semplicemente si torna indietro a una sinistra che può concorrere, con soggetti diversi ed alleati, a un percorso di cambiamento dell’Italia. Ma non sarebbe più un Partito democratico tendente a superare i limiti delle precedenti esperienze, bensì un Pd che acquisisce una vocazione peggioritaria.

Quindi un controsenso rispetto al suo scopo di nascita?
Nel senso che viene messa non solo in discussione, ma peggiorata, la costruzione di un soggetto politico che possa essere il vero rinnovamento per il Paese. La definirei una mutazione genetica rispetto al progetto originario del Pd. Mi stupisce il silenzio furbo del candidato in pectore alla segreteria, Matteo Renzi. Come furba è la sua richiesta di una maggiore integrazione con il Pse.

Si aspettava un altro atteggiamento?
Capisco che solo gli stupidi non cambiano idea, però uno che è sceso in campo contro una certa tipologia di sinistra e che affronta per vincere la competizione da segretario del piddì, mi auguro che non voglia svendere per un piatto di lenticchie un progetto che non merita di fare questa fine.

Interloquisce con il sindaco perché lo voterà?
Perché al momento è il maggiore candidato alla segreteria ed è lui che deve comprendere che abbiamo fondato il Pd proprio per fare un’altra cosa, non per tornare indietro. Altro che cambiare verso per guardare al futuro, qui c’è il rischio che si sposi il passato facendo anche un danno a se stesso.

Quale?
Uno che coltiva l’ambizione di governare il Paese, nel momento in cui Berlusconi “libera” praterie tra i moderati, non può poi perdersi su istanze che procedono al ritorno della sinistra. Se veramente in un colpo solo si vuole aderire al Pse e fondersi con Sel, mi viene spontaneo chiedere: ma serviva Renzi per far risorgere la sinistra? Lo dico provocatoriamente, ma è un nodo preciso. Renzi dica cosa ne pensa, non può restare in disparte. Civati, ad esempio, ha preso posizione e ha annunciato chiaramente che oltre all’adesione al Pse intende fare anche il partito unico con ciò che è a sinistra del Pd. E Cuperlo a suo modo ha provato a dire che vorrebbe un campo più largo rispetto al Pse: in questo leggo più cautela, ma quantomeno avvia un ragionamento. Lo stesso fatto da Sassoli.

Come pesa le parole di Marco Follini secondo cui alcuni nodi identitari “dovranno essere sciolti e tra questi la collocazione europea è uno tra i più dirimenti”?
Se oggettivamente si dovesse procedere verso una mutazione genetica del Pd, allora vorrei evitare di dover dar ragione a Follini che ha sempre fatto analisi attente e ahinoi fino ad oggi inascoltate dai più.

É d’accordo con lo stop al tesseramento?
Le mele marce esistono in tutte le competizioni, ma sono di certo un numero irrisorio rispetto alla stragrande maggioranza dell’unico congresso che si celebra nello scenario politico italiano, dove le singole forze sono diventate monarchie assolute, dinastiche e imperiali. Anche qui registro però il tentativo tardivo di Renzi di rivolgere una lettera agli iscritti: forse ha capito qualcosa in più nella distinzione fra il guerriero eletto dalle primarie e il resto dei dirigenti. Ha sempre detto che per fare il sindaco di Firenze bisognava amare Firenze, allora per fare il segretario del Pd inizi ad amare questo partito, ovvero militanti, dirigenti e circoli, perché sono carne della sua carne. Contrariamente non avrebbe le gambe per camminare, né la testa per condividere un pensiero.

Quale allora il suo candidato ideale alla segreteria?
I vari candidati non hanno ancora veramente iniziato la campagna, faccio fatica a comprendere bene cosa abbiano in mente. Voglio giocarmela fino all’ultimo giorno, ponendo domande e aspettando responsi. Per ora su un tema delicato come il Pse prendo atto che almeno Cuperlo ha provato a darmi una risposta, mentre Renzi fa come lo struzzo e mette la testa sotto la sabbia. Di furbizia, però, si muore.

Possibile una convergenza con i cattolici-popolari nel centrodestra che, per certi versi, vivono la vostra stessa situazione?
L’uscita di scena di Berlusconi sta cambiando la politica, togliendo l’asse portante della seconda repubblica. E quando viene meno l’architrave c’è la necessità non di avere meno politica, ma l’esatto contrario. Cittadini e cittadine torneranno a votare non perché credono in qualcuno ma perché confidano in qualcosa.

twitter@FDepalo

 

 

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