Da una approfondita analisi di Prometeia si traggono conclusioni inequivocabili rispetto agli effetti nefasti dell'austerità che non giova neppure alla riduzione del debito pubblico... Leggere per credere

La Commissione europea ha rimarcato la necessità di un maggiore aggiustamento del disavanzo strutturale perché il debito nel 2014 sia in linea con le regole europee e, ancora una volta, il debito è tornato al centro della politica di bilancio dell’Italia.

IL PROBLEMA DEL DEBITO
Il rapporto debito/Pil italiano, già uno dei più alti dell’area euro, ha risentito in modo evidente della crisi finanziaria e aumenterà ancora fino al 2014. Le previsioni di novembre della Commissione europea stimano per il prossimo anno un debito al 134% del Pil, in linea con quanto da noi previsto a ottobre e di un punto superiore alle proiezioni del governo. Livello che mette a rischio il rispetto dei criteri europei e, di qui, la possibilità di godere dei privilegi dei paesi virtuosi in termini di utilizzo di spazi supplementari per politiche di crescita.

LO SCENARIO DELLA COMMISSIONE
Nel 2014, infatti, non sarebbe rispettato il criterio del debito, vale a dire, nel caso dell’Italia, l’aggiustamento minimo lineare che deve essere osservato nel periodo di transizione dopo la chiusura della procedura per disavanzi eccessivi. Nello scenario previsto dalla Commissione, un progresso sufficiente si avrebbe con una riduzione del disavanzo strutturale (ovvero al netto degli effetti ciclici) dello 0.66% del Pil mentre, sempre nelle stime della Commissione, il disavanzo strutturale scende “solo” dello 0.12%.

LE RICHIESTE ALL’ITALIA
Come conseguenza, all’Italia viene chiesto che la manovra di bilancio attualmente in discussione al Parlamento garantisca una maggiore correzione del disavanzo strutturale di mezzo punto di Pil. Solo in questo modo si rientrerà nei criteri richiesti e si potrà concordare la possibilità di utilizzare la “clausola sugli investimenti” che sembrava implicitamente scontata nelle prospettive del governo e che permetterebbe di finanziare maggiori investimenti produttivi fuori dai criteri di rispetto del Fiscal Compact.

FIG. 1 DETERMINANTI DELLA VARIAZIONE ANNUALE DEL RAPPORTO DEBITO/PIL (Fonte: Commission Forecast, Autumn 2013)
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IL RIGORE FISCALE
In estrema sintesi, il rigore fiscale dovrebbe essere maggiore per poter beneficiare degli spazi di allentamento del rigore fiscale tanto auspicati per il rilancio della crescita! E ciò non perché sia troppo alto il disavanzo tout-court, ma perché è troppo alto il debito.

IL SALDO PRIMARIO
Certamente le regole numeriche parlano chiaro, ma giova ricordare che sul notevole accumulo di debito che si sarà registrato al termine del settimo anno di crisi non ha pesato solo il rallentamento del consolidamento fiscale. Al contrario, tra il 2008 e il 2014, come mostra il grafico 1, il saldo primario, ovvero il risultato sintetico della finanza pubblica al netto degli oneri del debito pregresso (gli interessi passivi) sarà stato in disavanzo solo nel 2009 e avrà dato un contributo cumulato di riduzione del rapporto debito/Pil di oltre 10pp. Sono piuttosto i fattori che non dipendono direttamente dal saldo del bilancio pubblico ad avere il peso maggiore, e di un’entità ben superiore al mezzo punto percentuale di Pil che ci pone a rischio nel rispetto dei criteri europei.

LE PREVISIONI DI BRUXELLES
Tra questi i fattori finanziari di tipo straordinario, che saranno pari a 6.9 punti percentuali di Pil a fine 2014, ossia i versamenti per i sostegni alla stabilità finanziaria dell’area (61.5 miliardi, 3.9pp di Pil, il 18% del capitale pagato nell’area) e i pagamenti per la liquidazione di una parte dei debiti commerciali arretrati (47 miliardi, 3pp di Pil). Al netto dei sostegni all’Uem, nel 2014 il debito previsto dalla Commissione risulterebbe pari al 130% del Pil, 127% se non si considerano né i sostegni all’Uem né il pagamento degli arretrati.

FIG. 2 DEBITO/PIL (Fonte: previsioni Prometeia)
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EFFETTO COMBINATO
Non solo. Pesa evidentemente anche il livello del Pil nominale a cui commisurare lo stock di debito e dunque la (non) crescita macroeconomica e l’inflazione. L’effetto combinato di spesa per interessi e crescita nominale (sintetizzato nel cosiddetto effetto snow-ball) è infatti la principale determinante dell’aumento del debito negli anni considerati e sarà rilevante anche nel 2014.
Va da sé che ulteriori restrizioni fiscali, deprimendo le già modeste prospettive di crescita, potrebbero peggiorare l’evoluzione del debito nonostante il più alto avanzo primario. Altre strade di riduzione del debito, come la vendita di asset mobiliari e immobiliari, sono a ragione da molti invocate come prioritarie.

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