L’approvazione del Governo in Consiglio dei Ministri del decreto di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti segna un punto di non ritorno ( si spera…).

Da oggi i partiti e la politica dovranno cominciare davvero a fare fundraising e la donazione di fondi sarà un nuovo indice per misurare la partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale del Paese.

Come Competere, il pensatoio italiano nato per elaborare e implementare politiche e pratiche per lo sviluppo sostenibile, grazie al Senior Fellow e Presidente del Centro Studi sul Non Profit Raffaele Picilli lavoriamo da tempo sul finanziamento ai partiti con un osservatorio con report dedicati.

I dati che emergono dalla nostra analisi comparativa tra Italia, Stati Uniti d’America e Regno Unito debbono far riflettere perchè evidenziano in pieno le distorsioni create dal modello di finanziamento abolito oggi dal Governo.

Il nostro Rapporto 2013 sul fundraising per la politica dimostra infatti come nell’anno in Italia solo il 45% dei partiti ha utilizzato tecniche di fundraising per raccogliere fondi in maniera professionale, contro il 44% del 2010. Sempre in Italia solo il 25% dei partiti raccoglie i dati dei propri donatori e questa percentuale non ha subito modifiche dal 2010. Al contrario in USA e Gran Bretagna tutti i partiti, invece, raccolgono fondi da sostenitori privati e aziende ed il 100% di essi documenta e pubblica i dati dei propri donatori. Sarà proprio quella della trasparenza la nuova sfida dei partiti.

In Italia solo il 40% dei partiti pubblica on line il proprio bilancio e solo il 5% ha un sistema di ricerca, formazione e organizzazione dei volontari.
I dati che emergono dalla ricerca sono preoccupanti: in Italia, ad esempio, una piccola associazione di volontariato raccoglie fondi meglio e in maniera più trasparente del 95% dei partiti politici.
Che questa sia la volta buona?

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