Non c’è dubbio un Enrico Letta un po’ meno baldanzoso del solito afferma di essere sempre sotto tiro dai partiti che chiedono modifiche alla legge finanziaria “ma lui non è babbo natale” ma gli italiani e le italiane non sono più disponibili a fare i Re magi. La situazione è gravissima : la crisi economica e l’inarrestabile manifestarsi delle sue conseguenze, materiali e psicologiche, e il crollo della credibilità del sistema politico-istituzionale e dei suoi attori non è placato dal richiamo al senso di responsabilità di Napolitano, e la protesta della piazza accompagnata dall’appoggio del mondo produttivo fa della vigilia del 25 Dicembre una situazione esplosiva.

STABILITA’E NON SOLO
Di stabilità e ottimismo c’è bisogno ma la loro alternata esaltazione retorica e scarsamente sostenuta dai fatti cozza contro il muro di rabbia e sfiducia che non è di un gruppo di facinorosi che brandiscono parole d’ordine pericolose, ma dell’intero Paese. Gli imprenditori compresi quelli “governativi” per definizione, sono esasperati vedono la loro stessa sopravvivenza in pericolo effettivo e vogliono reagire. Il senso di responsabilità verso un governo modesto ma indispensabile, non riesce più a nascondere la recessione, quella “profonda” durata 6 anni e che ci ha mangiato 9,1 punti di pil,e che ha lasciato danni devastanti. E il versante fiscale è quello più danneggiato perchè tra Imu-Tasi, Tobin-tax e Web-rax, trascurabile riduzione del cuneo fiscale e presunti risparmi della spending review, ancora oggi non è chiara la manovra .Abbiamo ben 2 mila e rotti miliardi di debito, pari al 135% del pil, e dobbiamo tenere sotto controllo i conti. Ma andava spiegato all’Europa che proprio per questo dovevamo ridurre il debito e non il deficit. E, come abbiamo già detto già alcuni mesi fa, occorreva preparare un grande piano di valorizzazione-dismissione del patrimonio pubblico cui chiamare a concorrere, in modo obbligatorio ma non punitivo, anche il patrimonio privato.

CRISI NON E’FINITA
Non andava detto che la crisi era finita, anzi e il metodo di azione usando la mediazione preventiva anziché il decisionismo, ha finito per produrre una manovra di aggiustamento e manutenzione, inadeguata sul piano degli effetti pratici. Gli imprenditori hanno ben chiara la situazione: nessuno investe, pochi (quello che esportano) riescono a difendersi, molti chiudono-vendono-emigrano-esportano capitali, troppi vorrebbero prendere la residenza a Londra (un numero crescente l’ha già fatto). E intanto sul versante politico si fa strada la lusinga delirante anti-politica qualunquista. Il populismo e i movimenti anti-euro, anti- democrazia, rigurgitano veleni destinati a lasciare pesanti conseguenze. Dopo la sentenza della Corte i due giovani democratici Letta e Renzi devono trovare le ragioni di una forte e intelligente alleanza anche con chi le riforme le vuole fare veramente e subito (che non sono pochi!), perché la politica si rinnovi e perché si vada subito, adesso, ad una vendita del patrimonio pubblico per abbattere il debito e far rialzare la testa all’Italia. Perché intanto si sta svendendo l’Italia.

BANKITALIA
E lo sappiamo bene perché Banca d’Italia non è privata è realtà pubblica come tutte le banche centrali. E stiamo ben con gli occhi aperti perché si svende consentendo poi di rivendere meglio le quote, portando ricchezza a poche banche private, nonché consentendo l’ingresso nel cuore della sovranità nazionale a investitori non italiani. E non saranno gli italiani a trarne profitto almeno non tutti, alcuni con le mani in pasta certamente. Dunque il 23 dicembre occhi aperti all’Assemblea della Banca di Italia per cambiare statuto e rivalutazione delle quote. NON SIAMO I RE MAGI!!!!!!!

 

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