Dopo il Teatro Valle di Roma (occupato da mesi) un altro tra i più importanti teatri italiani rischia la chiusura: il Massimo Bellini di Catania. Alla prima rappresentazione di Lucia di Lammermor di Gaetano Donizetti, ultima opera nel cartellone 2013 (non si sa ancora ancora nulla della prossima stagione), le maestranze del teatro sono sfilate con un corteo funebre per la musica e per la cultura nella città etnea.

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È non solamente una delle sale più belle del Paese ma quella con la migliore acustica, tanto che per lustri è stata la sala di registrazione preferita di Joan Sutherland e Richard Bonynge.  Il Teatro Massimo, costruito su progetto dell’architetto milanese Carlo Sada, fu inaugurato nel 1890. Sada utilizzò il lavoro fatto per il Massimo Bellini quando emigrato in Argentina, progettò il Colòn di Buenos Aires, altro prodigio acustico.

Nei cent’anni della sua esistenza questo centro propulsore della vita musicale catanese ha visto passare sulle tavole del suo palcoscenico molti tra i maggiori musicisti dei Novecento: da Gino Marinuzzi a Vittorio Gui, da Antonio Guarnieri a Georg Solti, Lorin Maazel, Riccardo Muti, Giuseppe Sinopoli, Alain Lombard; da Toti Dal Monte alla Callas alla Caballé alla Scotto alla Freni; da Schipa a Gigli, a Corelli a Pavarotti a Pertile a Del Monaco a Di Stefano; da Galeffi a Bechi, a Gobbi, a Nucci, ed ha rappresentato in pratica tutti i capolavori del teatro musicale, da Mozart a Berg, nonché opere contemporanee come, ultima in ordine di tempo, la Divara di Azio Corghi in prima esecuzione assoluta nella versione originale in lingua italiana.

Il “Bellini” dispone di un’orchestra di 105 elementi, di un coro di 84 elementi, di un nutrito gruppo di tecnici di palcoscenico, di laboratori scenografici che negli ultimi anni hanno realizzato allestimenti di Ezio Frigerio, Pet Halmen, Maurizio Balò, Hugo de Ana, Luciano Ricceri, Dante Ferretti, Franca Squarciapino. Gli spettacoli sono stati curati da registi quali Pierre Ponnelle, Werner Herzog, Claude D’Anna, Gilbert Deflo, Giuliano Montaldo, Denis Krief. Nella sua sala da milleduecento posti, dall’acustica perfetta, si svolgono ogni anno una stagione d’opera, con sette turni d’abbonamento, ed una stagione sinfonica e da camera, con due turni d’abbonamento. Molti concerti vengono replicati in località della Sicilia ed una intensa attività promozionale viene svolta da piccoli complessi strumentali e vocali formati da elementi dell’orchestra e del coro. Anche di recente ha presentato spettacoli innovativi ed a basso costo.

Il Massimo Bellini, sempre in bilico tra programmazione tradizionale (che piace a molti abbonati) e novità, tra cui prime assolute mondiali, travagliato da serie difficoltà finanziarie, il teatro italiano con la migliore acustica (e la sala più elegante) ha  varato una vera e propria campagna di Cina – grande impero dove sono in costruzione ben 200 sale/teatri per la sinfonica e la lirica occidentale improvvisi drastici tagli del contributo regionale. Alcuni anni fa il Festival Puccini a Torre del Lago è stato letteralmente salvato da teatri cinesi e giapponesi che vi hanno portato le loro produzioni di opere italiane. Nei mesi scorsi, un protocollo d’intesa è stato concluso tra il Bellini e l’Oriental Art Center di Shanghai, una delle più importanti istituzioni teatrali in Cina.

In maggio prossimo il Teatro avrebbe dovuto inaugurare la stagione artistica 2013-2014 del teatro più importante della megalopoli cinese (23 milioni di abitanti). La prima sera con la messinscena di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, la sera successiva con un grande galà-concerto dedicato alla musica di Giuseppe Verdi, proprio nell’anno che ne celebra in tutto il mondo i duecento anni dalla nascita. Il maestro Xu Zhong, nella sua doppia veste di direttore artistico del “Bellini” e di presidente del comitato artistico dell’ente teatrale cinese è stato in gran misura l’architetto dell’accordo.“

L’accordo tra Teatro Massimo Bellini e Oriental Art Center suggella una collaborazione artistica e culturale sempre più proficua tra le realtà culturali dei due Paesi. In particolare, contribuirà a potenziare la collaborazione tra Italia e Cina nel campo della musica lirica e dei concerti sinfonico-corali; la grande tournée in Cina, che segna il ritorno alle attività internazionali del Teatro Massimo Bellini sette anni dopo l’ultima tournée in Giappone, dopo Shanghai ha toccato diverse altre importanti città cinesi.

Ma il Teatro, per esistere, deve contare sull’Italia, non solo sull’Estremo Oriente. La recentissima “Lucia’’ che non veniva rappresentata al “Bellini” da dodici anni, è in scena per sette recite fino all’11 dicembre, in un nuovo allestimento.

La Sicilia è forse lontana e Catania, suo pulso vitale, non ha il peso politico di Palermo. Né Palazzo dei Normanni né il Collegio Romano devono consentire che al Massimo Bellini cali il sipario. Ne soffrirebbero anche le relazioni con la Cina. Palazzo Chigi sappia che un evento del genere sarebbe il peggior inizio di Destinazione Italia.

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