Basta usare il nome di Silvio Berlusconi o solo l’aggettivo ‘berlusconiano/a’ e la tempesta mediatica e’ assicurata: le vendite e gli ascolti s’impennano. Cosi’ e’ stato da 20 anni in qua, oggi, forse, non lo e’ piu’, pero’, in assenza di cultura, fantasia ed onesta’ intellettuale, resta un mezzo in uso. E ‘Il Fatto quotidiano’ che non possiede cultura ne’ fantasia e tanto meno onesta’ intellettuale, si e’ specializzato nel confezionare ‘polpette avvelenate’ con rivelazioni tra il sensazionalismo e lo scandalismo arricchite da titoli ad effetto – “L’Unita’ da Gramsci a Lavitola”; “Unitola” – che fanno presa sul lettore. E’ cosi’ bastato aggiungere al nome dell’avvocato Maria Claudia Ioannucci, entrata nella Pie srl, societa’ che ha il 13,9% della Nie, l’editrice della nuova Unita’ di Matteo Fago, il socio di maggioranza con il 51,06%, l’aggettivo ‘berlusconiana’ e ex-senatrice di Forza Italia, poi accostare il suo nome a Valter Lavitola, l’ex direttore dell’Avanti da lei difeso, per ‘terremotare’ la redazione dell’Unita’ e, via via, attizzare i media interessati come avvoltoi alla ‘polpa’, Repubblica e Corriere della Sera. Perche’ tanto spavento a fronte di una presenza che per quanto ‘indigesta’ in fin dei conti e’ assai minoritaria? “[…] la signora non ha il 20% de l’Unità, ma il 10% di una societa’ che ha il 14% del giornale – ha chiarito Luca Lando’, neo direttore dell’Unita’ – e anche alle elementari sanno che fa l’1,4%. Non solo, ma quell’1,4% non è nemmeno l’ago di Craxi, quel quid in più (Alfano perdoni) che permette a una bilancia di pendere da una parte o dall’altra. No, perché il piatto piu’ grosso del giornale, il 51%, e’ nelle mani di un signore che si chiama Fago e hai voglia a spiegare alla fisica e all’economia che “l’uno e dispari” pesa piu’ della maggioranza assoluta”. Il Cdr dell’Unita’ ha comunque avuto dall’assemblea dei giornalisti ‘un pacchetto’ di cinque giorni di sciopero vincolati a due richieste: “la rimozione” dell’ad Meli, colpevole di omessa informativa sull’ingresso della Ioannucci e “l’estromissione dall’assetto societario di una donna che dal 2001 al 2006 era vicepresidente dei senatori di Forza Italia, anni in cui Silvio Berlusconi si votava le leggi ad personam. Questo non e’ ammissibile, il nostro giornale ha un’identita’ fondata su valori molto precisi. In febbraio verranno celebrati i novant’anni della nascita del giornale: come si potra’ conciliare una simile presenza?”. Saggia la decisione del Cdr di sospendere lo sciopero gia’ programmato per oggi, 3 gennaio, sull’onda dell’attacco frontale del Fatto alla ‘purezza’ degli assetti societari della Nie, in attesa dell’incontro, martedi’ 7, con l’editore Fago. Ma il Cdr farebbe bene a mettere sul tavolo, insieme alla questione della ‘berlusconiana’ Ioannucci, anche quella, non meno importante, della presenza dei ‘compagni girotondini’ padellaAntonio Padellaro e Furio Colombo, che con Marco Travaglio sono gia’ stati sperimentati alla guida del quotdiano, con risultati non di certo brillanti, tra il 2001 e il 2004, nella Chiara srl, societa’ del pregiudicato, agli arresti domiciliari, Massimo Ponzellini, ex-presidente della Bpm e della Impregilo, che ha l’1,2% nella Nie, ciascuno rispettivamente con il 2%. Come si puo’ tollerare la presenza, seppur minoritaria di due ‘compagni girotondini’ che amano le adunate di piazze come, da presidente della Fiat-Usa tra l’84 e il ’94, lo splendido ufficio di Park Avenue, e che non perdono occasione per denigrare da qalche mese l’Unita’, proprio in relazione al 90esimo della fondazione del quotidiano digramsci Antonio Gramsci che hanno asfaltato, per mettere al suo posto “i solitari che fecero l’Italia”: De Gasperi, Togliatti e Berlinguer, e Matteo Renzi con Beppe Grillo? La ‘purezza’ degli assetti societari all’Unita’ oggi c’e’ nella serieta’, onesta’ intellettuale e coraggio di Matteo Fago, come dell’assetto redazionale con il direttore interno Lando’, dopo anni di cambi di direzione continui, Mimo Fuccillo, Antonio Padellaro, Furio Colombo, Concita De Gregorio e Giovanni Bellu da Repubblica; Paolo Gambescia e Claudio Sardo dal Messaggero, dai costi elevatissimi e dal calo vertiginoso delle vendite passate dalle 131 mila copie dei primi anni 2000 alle attuali circa 27 mila, contro le 23 mila di fine settembre.

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