il presidente del consiglio ha recitato il de profundis della famiglia italiana. dichiarando che “la corte di strasburgo ha ragione“, enrico letta si è impegnato a modificare la normativa italiana in modo da consentire ai genitori di dare ai figli (anche) il cognome della madre.

non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo: a seconda dei vari resoconti stampa, sarebbe il riconoscimento di un diritto della coppia ovvero di un diritto della madre ovvero la soppressione di una discriminazione in danno delle donne.

esultano un pò tutti: le femministe, i cultori delle pari opportunità, i liberali, gli europeisti.

personalmente non riesco a considerare questa sentenza una conquista di civiltà. la considero, piuttosto, l’ennesima deriva della ideologia liberal-individualista che, con il suo miope riduzionismo, continua a disgregare le forme comunitarie della vita umana.

ribadito che non si conoscono le motivazioni della sentenza, constato che tutti i commenti si muovono nel solco dei diritti dei genitori ovvero della donna (rispetto all’uomo). la questione viene considerata in una prospettiva strettamente individualistica.

viene ignorato che la nascita di un figlio crea quella comunità meta-individuale che è la famiglia, fonte ed alimento di affetti ma anche di diritti e doveri di solidarietà.

la sentenza della corte di strasburgo avrà anche il merito di riconoscere e/o tutelare il diritto dei genitori ovvero della donna (rispetto all’uomo) ma è destinata a cancellare ogni segno distintivo della famiglia in quanto tale.

la famiglia, in italia, si fondava sul cognome paterno perché solo mater semper certa. si tratta di una opzione discutibile ma, certamente, dotata di una logica, che è demagogico considerare alla stregua di un privilegio maschilista rispondendo, piuttosto, ad esigenze socio-culturali.

dopo strasburgo, ogni figlio potrà avere un cognome diverso (del padre, della madre ovvero di ambedue) ma si perderà il senso di appartenenza ad una comunità.

avremo un nuovo diritto ma, paradossalmente, diventeremo tutti più soli.

siamo alla famiglia liquida, anzi – temo – alla liquefazione della famiglia.

 

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