Onore alla Rai che onora il commissario Calabresi

Onore alla Rai che onora il commissario Calabresi
Il 7 e l'8 gennaio la Rai trametterà una fiction sulla figura di Luigi Calabresi, commissario-capo di Pubblica Sicurezza, assassinato il 17 maggio 1972

Pubblichiamo grazie all’autorizzazione dell’autore il pezzo di Francesco Damato uscito sul quotidiano Il Tempo

A distanza di più di 40 anni dal suo barbaro assassinio, avvenuto sotto casa a Milano la mattina del 17 maggio 1972, è giustamente ancora vivo il ricordo del commissario di Polizia Luigi Calabresi. Che pagò con la vita una campagna di denigrazione e di odio condotta contro di lui da Lotta Continua dopo la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli: un suicidio al quale non si volle credere per le drammatiche circostanze in cui era avvenuto la sera del 15 dicembre 1969, con una caduta dalla finestra della stanza di Calabresi, al quarto piano della Questura milanese, dopo due giorni di fermo per la strage di Piazza Fontana. Dove una bomba in banca aveva provocato 17 morti e 88 feriti.

ACCUSE INFONDATE
Nonostante la campagna d’odio di Lotta Continua, di cui poi si sarebbe onestamente assunta la “responsabilità morale” il direttore dell’omonimo giornale, Adriano Sofri, risultò subito la infondatezza delle accuse rivolte al povero Calabresi, peraltro assente dal suo ufficio nel momento della caduta di Pinelli nel cortile. Ma non valse neppure il giudizio di un magistrato destinato a diventare dopo molti anni un senatore della sinistra, Gerardo D’Ambrosio, a mettere Calabresi al riparo dai dubbi e dalle minacce di vendetta.

ODIO E SOSPETTI
Purtroppo neppure la morte –e che morte- riuscì per molto tempo a placare davvero l’odio e il sospetto a carico del commissario. A distanza di quasi vent’anni, nel 1990, mi sentii contestato alla direzione del Giorno per avere voluto interrompere l’abitudine di pubblicare ad ogni anniversario della morte di Pinelli un vecchio e affollato manifesto d’intellettuali e politici diffuso sull’onda emotiva della fine dell’anarchico, quando si pensava che Calabresi ne fosse stato praticamente il colpevole per il trattamento riservato al fermato dopo la strage di Piazza Fontana.

UNA LODEVOLE INIZIATIVA
Anche in considerazione di quei ricordi ancora duri a morire a sinistra nel 1990, mi sembra lodevole ogni iniziativa tesa a riproporre ancora oggi, come sta facendo la Rai, la figura di Calabresi nella luce positiva che merita: un eroe cristallino del servizio allo Stato, giustamente già insignito alla memoria della medaglia d’oro al merito civile e un martire cristiano, ora “servo di Dio”, di cui è in corso il processo di beatificazione.

LETTURA OFFUSCATA
C’è tuttavia qualcosa che continua ad offuscare una lettura finalmente giusta di quella lontana e funesta vicenda. E’ la perdurante incredulità di tanta cultura e militanza di sinistra, vecchia e nuova, anche di quella approdata a destra o dintorni nella cosiddetta Seconda Repubblica, per la condanna definitiva inferta per il delitto Calabresi ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi: i primi due come mandanti e il terzo come esecutore, tutti accusati dal correo pentito Leonardo Marino e accomunati anche dalla pena a 22 anni di carcere. Una pena estinta per Sofri il 16 gennaio del 2012, ma scontata in buona parte fra semilibertà e domicilio per ragioni obbiettive di salute.

LA FIGURA DI SOFRI
Sofri, come anche Pietrostefani e Bompressi, hanno sempre proclamato la loro innocenza. In più, Sofri orgogliosamente non volle neppure ricorrere contro la prima condanna in secondo grado, pur beneficiando, agli effetti della sospensione della pena, dei ricorsi dei coimputati. Ed altrettanto orgogliosamente ha poi rifiutato, diversamente da Bompressi, di chiedere la grazia, pur sapendo che avrebbe potuto ottenerla da più di un presidente della Repubblica per il credito conservato come opinionista e scrittore a sinistra, e poi anche a destra, come ho già accennato. Un credito che ne garantisce, fra l’altro, la collaborazione a due giornali che politicamente non potrebbero essere più distanti come la Repubblica fondata da Eugenio Scalfari e Il Foglio del suo amico Giuliano Ferrara.
Eppure la condanna definitiva di Sofri, e dei suoi amici di Lotta Continua, arrivò nel 1997 dopo un passaggio di primo grado, tre di appello e tre di Cassazione. Cui seguì anche un tentativo fallito di revisione processuale.

IL CASO BERLUSCONI
Mi chiedo, alla luce di ciò che è accaduto e sta tuttora accadendo ad un altro imputato, naturalmente Silvio Berlusconi, e anche a costo di procurarmi improperi a sinistra e a destra, vecchia o nuova che sia, per quale motivo soltanto per Sofri, e i suoi compagni di lotta, di scrittura e di lettura, si possa dubitare dei verdetti giudiziari. E vendicare in qualche modo i condannati coprendoli di solidarietà e di stima, pari evidentemente solo al discredito che meriterebbero gli autori della condanna, cioè i giudici. Ah, a saperlo.

ultima modifica: 2014-01-05T16:29:40+00:00 da Francesco Damato
  • Francesco Spinelli

    le puntate di questa sera e domani
    de:” Gli anni spezzati:Il commissario “, rappresentano una formidabile
    occasione per fare un altro “ passettino” verso la verità sia Giuseppe Pinelli e che Luigi Calabresi: infatti, simul stabunt, simul cadent. La
    puntata di ieri sera di presa diretta è un buon viatico.

    Io credo che mentre per Giuseppe
    Pinelli si tratta di conoscere i dettagli di come è morto, per Luigi Calabresi
    si tratta di sapere perché è morto. La favola che sia stato ucciso per
    vendicare Pinelli è, infatti, miseramente fallita.

    Il 18 dicembre 2006 all Corriere
    Gerardo d’Ambrosio disse:” «Se qualcuno parla di diciassettesima vittima di piazza
    Fontana ( Giuseppe Pinelli), allora si potrebbe dire che il commissario
    Calabresi è stata la diciottesima
    vittima… ». Ed è perfettamente vero nel senso che i responsabili della strage
    di Piazza Fontana, sono anche gli assassini di Luigi Calabresi o, quantomeno, i
    mandanti, o, coloro che, sapendo, non hanno fatto niente per impedirlo: Lotta Continua, nel periodo in cui venne
    assassinato, il Commissario, era infiltrata dalla Fonte Como.

    Roberto Cotroneo sull’Unità del 17 gennaio 2007 scrisse: “Sappiamo che ci fu
    un vero e proprio linciaggio della stampa contro di lui. Sappiamo che non fu né
    scortato e né protetto da questo pericolo. E sappiamo che fu assassinato per
    questo motivo “. Per il linciaggio o la mancanza della protezione?

    La tesi più plausibile è che Luigi
    Calabresi sia stato eliminato perché era diventato troppo pericoloso per il
    Potere: infatti, stava andando dal Giudice per dire, finalmente, tutta la Verità, era tornato indietro per cambiare la cravatta
    rossa con una bianca.

    Gerardo D’Ambrosio ha detto che per
    riaprire il caso ci vorrebbe un fatto nuovo: il fatto nuovo lo deve produrre
    Lui stesso, Lui che chiudendo il caso in istruttoria ha impedito il dibattito processuale.
    Il tempo stringe. Gutta cavat lampadem non vis sed saepe cadendo.

  • Francesco Spinelli

    le puntate di questa sera e domani
    de:” Gli anni spezzati:Il commissario “, rappresentano una formidabile
    occasione per fare un altro “ passettino” verso la verità sia Giuseppe Pinelli e che Luigi Calabresi: infatti, simul stabunt, simul cadent. La
    puntata di ieri sera di presa diretta è un buon viatico.

    Io credo che mentre per Giuseppe
    Pinelli si tratta di conoscere i dettagli di come è morto, per Luigi Calabresi
    si tratta di sapere perché è morto. La favola che sia stato ucciso per
    vendicare Pinelli è, infatti, miseramente fallita.

    Il 18 dicembre 2006 all Corriere
    Gerardo d’Ambrosio disse:” «Se qualcuno parla di diciassettesima vittima di piazza
    Fontana ( Giuseppe Pinelli), allora si potrebbe dire che il commissario
    Calabresi è stata la diciottesima
    vittima… ». Ed è perfettamente vero nel senso che i responsabili della strage
    di Piazza Fontana, sono anche gli assassini di Luigi Calabresi o, quantomeno, i
    mandanti, o, coloro che, sapendo, non hanno fatto niente per impedirlo: Lotta Continua, nel periodo in cui venne
    assassinato, il Commissario, era infiltrata dalla Fonte Como.

    Roberto Cotroneo sull’Unità del 17 gennaio 2007 scrisse: “Sappiamo che ci fu
    un vero e proprio linciaggio della stampa contro di lui. Sappiamo che non fu né
    scortato e né protetto da questo pericolo. E sappiamo che fu assassinato per
    questo motivo “. Per il linciaggio o la mancanza della protezione?

    La tesi più plausibile è che Luigi
    Calabresi sia stato eliminato perché era diventato troppo pericoloso per il
    Potere: infatti, stava andando dal Giudice per dire, finalmente, tutta la Verità, era tornato indietro per cambiare la cravatta
    rossa con una bianca.

    Gerardo D’Ambrosio ha detto che per
    riaprire il caso ci vorrebbe un fatto nuovo: il fatto nuovo lo deve produrre
    Lui stesso, Lui che chiudendo il caso in istruttoria ha impedito il dibattito processuale.
    Il tempo stringe. Gutta cavat lampadem non vis sed saepe cadendo.

  • Come ci racconta un testimone dell’epoca, un compagno di Crocenera anarchica, la “persecuzione” del giornale Lotta Continua
    contro Calabresi non fu una campagna di odio cieco, come si vuol oggi
    far credere, ma fu una strategia ben mirata e calcolata con gli avvocati
    (compreso Gentili, un cattolico convinto) e condivisa con noi
    anarchici, quando il giudice Caizzi stava per archiviare il caso
    Pinelli. L’obiettivo era ottenere la querela da parte di un pubblico
    ufficiale (cosa che implicava facoltà di prova) per riaprire
    un’istruttoria sulla morte di Pino. Cosa che avvenne. Senza gli articoli
    di Lotta Continua non avremmo mai avuto il processo Calabresi-Lotta Continua (cioè contro Pio Baldelli che ne era il direttore responsabile), e non sapremmo niente sulla morte di Pinelli.

  • Come ci racconta un testimone dell’epoca, un compagno di Crocenera anarchica, la “persecuzione” del giornale Lotta Continua
    contro Calabresi non fu una campagna di odio cieco, come si vuol oggi
    far credere, ma fu una strategia ben mirata e calcolata con gli avvocati
    (compreso Gentili, un cattolico convinto) e condivisa con noi
    anarchici, quando il giudice Caizzi stava per archiviare il caso
    Pinelli. L’obiettivo era ottenere la querela da parte di un pubblico
    ufficiale (cosa che implicava facoltà di prova) per riaprire
    un’istruttoria sulla morte di Pino. Cosa che avvenne. Senza gli articoli
    di Lotta Continua non avremmo mai avuto il processo Calabresi-Lotta Continua (cioè contro Pio Baldelli che ne era il direttore responsabile), e non sapremmo niente sulla morte di Pinelli.