Renzi analizzato da Machiavelli

Renzi analizzato da Machiavelli
Conversazione dell'ex manager e ora saggista ed editore, Riccardo Ruggeri, con Angelo Codevilla, che scruta il segretario del Pd con gli occhi del Grande Fiorentino...

Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l’intervista di Riccardo Ruggeri apparsa su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi.

Cinquecento anni fa veniva pubblicato il «Principe», chiedo all’amico Angelo Codevilla (professore a Princeton, a Stanford, a Boston, collaboratore di Ronald Reagan, traduttore di Machiavelli) di intervenire dal suo buen retiro in Sierra Nevada (un terroir di uve pregiate), per scambiarci alcune riflessioni al sorgere del nuovo anno.

Come uomo di business e di management, che ha svolto ruoli sia «staff» che di «line», ho un particolare interesse verso i «Consiglieri» dei potenti. Diceva Machiavelli «La prima idea che ti fai di un Principe, del suo cervello, è vedere li uomini che lui ha d’intorno». In Italia, quella che tu, nei libri e articoli, chiami «The Ruling Class» (Classe Dominante) ha deciso di trasformare il giovane Sindaco di Firenze nel nuovo Principe 2.0. Fra qualche mese o fra un anno, gli italiani dovrebbero disciplinatamente seguire costoro e votarlo. Ci sono varie tipologie di ruoli del Principe verso i Consiglieri e dei Consiglieri verso il Principe. È così?

Talvolta il Principe domina i consiglieri, come fecero Stalin e De Gaulle, altre volte succede l’opposto, come fecero quelli dell’imperatore Eliogabalus, comandati da sua madre. In tempi più recenti avvenne con l’equipe già di Kennedy, che poi domino’ e distrusse il Presidente Lyndon Johnson nel ’63-68. Poi la storia ci ha mostrato infinite varianti sul tema, con collaborazioni a volte faziose a volte fruttuose. Un punto però è fermo: nulla riflette meglio la personalità del Principe che quella dei suoi Consiglieri, al contempo il Principe sempre avrà i Consiglieri che si merita. Insegnava Platone che ogni società, ogni nave, qualsiasi corpo politico, è l’ingrandimento del personaggio dominante. Shakespeare mise questa grande verità in bocca al suo Enrico V : «Noi, Caterina, siamo i fautori del costume.» («We are the makers of manners, Kate»).

Ancora più dei popoli, i Consiglieri si adattano al Principe come i girasoli al sole. Ognuno di loro se vuole mantenere il rapporto con lui senza tradirlo, risponderebbe alla domanda «chi comanda, tu o lui?» con un «comando io, eccetto quando io e il Principe non siamo d’acccordo. Allora comanda lui.»

Prendiamo Mrs Thatcher e il suo principale Consigliere, il tesoriere Tory, Alistar McAlpine. Costui scrisse in proposito un bel pamphlet, «The Servant», disegnando un ruolo interessante di Consigliere. Quale è il tuo pensiero?

McAlpine, non avendo capito che lo scopo di Machiavelli trascende qualsiasi «guida al potere» o «specchio dei principi», pretende di ricreare il Principe nella somiglianza di se stesso. Mentre il Fiorentino trasporta il lettore in un mondo al di la del bene e del male, nel quale ciascuno prosegue il suo «stato», nel senso piu ampio della parola, non solo come sommum bonum ma addirittura come bonum solum, McAlpine immagina il rapporto tra consigliere e Principe secondo la sua esperienza con la Thatcher. Lui l’aiutò con tutto se stesso nelle cose pubbliche, e lei «mise i suoi piedi sui gradini della grande scala della vita.» Tutti e due erano persone perbene, nessuno dei due sarebbe stato capace di tradire l’ altro o di pensare piu a loro stessi che al loro Paese.

Ogni giovane politico non puo che sperare di avere un boss come Mrs. Thatcher. Si ricorda che un giorno, al ristorante coi suoi ministri, scelto un piatto di manzo, il cameriere le domandò «e i contorni?», lei rispose «anche loro prendono il manzo». Al di là della battuta, malgrado lei fosse conscia delle sue straordinarie doti, mai trattò i suoi Consiglieri da semplici attrezzi, da usare e buttare, come avevano fatto sia Stalin che Cesare Borgia. Eppure, o perciò, proprio da questi fu tradita.

Anche il capo dei Consiglieri di Tony Blair, Jonathan Powell scrisse un libro ove raccontò la sua esperienza, intitolato «The New Machiavelli. How to Wield Power in the Modern World». Quale il tuo pensiero?

L’immagine che Powell ci da di Blair è al polo opposto di quella che McAlpine ci ha dato della Thatcher. Pare che «sfrutta e butta» sia proprio stato «the whole point,» cioe’ il nocciolo del modus operandi di Blair verso i consiglieri. La storia ci dice che Blair non fu mai tradito dai suoi Consiglieri, così termino’ la carriera sua sponte.

Caro Angelo chiudiamo con Machiavelli, il principe del «Principe». Lui, come tutti i grandi, scrive con semplicità concetti apparentemente semplici, quindi molto più profondi dei suoi verbosi epigoni. Noi del «mondo binario» siamo alla ricerca di formulette e ricette, ma con Machiavelli non funziona. È così?

Il piu grande errore che si possa fare nei riguardi di Machiavelli è di leggerlo ricercando «ricette». In realtà, Il Principe da consigli contradittori: «inumana crudeltà» fu indispensabile ad Annibale, mentre Scipio trionfò tramite l’opposto. L’unica ricetta machiavelliana è di fare sempre «il necessario».

Come dirlo meglio? Il nuovo si trova confuso fra il bene e il male e ci porta dritti «al di la del bene e del male», come scrisse Nietzche. Poi, a forza di immagini, di trionfi e di sconfitte, a furia di silenzi, Machiavelli istituisce nuovi «modi e ordini». Così facendo ci dimostra che «l’arma assoluta,» quella sola capace di cancellare memorie e volontà di ritorno ai modi del passato, è la cultura, intesa come ciò che si pensa e non si pensa. E questa è in mano non ai soldati ma proprio ai «profeti disarmati.» Come lui. Machiavelli ci dice che vuole partire dai «modi ed ordini» degli altri. Ma di chi? I «modi» dominanti del suo tempo erano stati istituiti da un profeta ancora piu disarmato di lui, Gesù. A questi, lui ha mirato. Ben lo capì Antonio Gramsci, che ricavò l’immagine di un regime di egemonia culturale ancora piu totalitario di quello basato sul dominio dell’ economia. Al contempo, Machiavelli fece capire a Gramsci che l’egemonia culturale può causare un’amnesia senza ritorno.

Nel Cinquecento c’era un gran mercato di Consulenti, quasi come oggi, immagino con altrettanti venditori di fumo. Quale tipologia di Consiglieri suggeriresti a uno come Matteo Renzi, proiettato al potere come un Principe rinascimentale? Oggi nel percorso per la presa del potere ci sono due momenti, profondamente diversi fra loro, quello di «vincere le elezioni» e quello di «governare». Ci vogliono Consiglieri diversi?

Una delle piu grandi novità dei i nostril tempi è che oggi i leaders politici mondiali non sono piu quelli che fanno le grandi scelte. Se qualcuno avesse mai osato offrire a De Gaulle di scrivere i suoi discorsi, lui certamente lo avrebbe fulminato con un «sarebbe come che permettessi ad altri di far l’amore con mia moglie. Perché credi che mi sia data cosi’ tanta pena per poter parlare alla Francia per poi affidare ad altri il mio pensiero?» Da quello che osservo, il povero Renzi, così come tutti i suoi contemporanei, non è che l’espressione della Classe Dominante. Avrebbero potuto scegliere chiunque altro al suo posto, fabbricare a tavolino la sua immagine, allevarlo come un pollo in batteria, e metterlo sulla suprema magistratura. Così hanno fatto con Obama.

Caro Riccardo, tu vivi in Svizzera, lì la parola «sovrano» significa «popolo.» Meglio chiedersi come sono i Consiglieri del Sovrano o come dovrebbe essere il Sovrano?»

Touché, grazie caro Angelo.

ultima modifica: 2014-01-12T10:00:49+00:00 da Riccardo Ruggeri

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