Sette anni fa, a fine 2007, il governo dei senatori a vita di Romano Prodi, saltava in aria dopo 18 mesi e due finanziarie di ‘lacrime e sangue’, per il fuoco amico di Valter Veltroni che eletto con un plebiscito, 75%, leader del Pd, subito punto’ a Palazzo Chigi e di Fausto Bertinotti, tanto abile nel ritagliarsi lo scranno di Presidente della Camera, quanto fulmineo a annerire Prodi ‘poeta morente’ di un centro-sinistra che aveva esaurito la spinta propulsiva.
“Siamo alle comiche finali”, l’urlo di disperazione del leader di An, Gianfranco Fini, per il tira e molla all’accordo con Forza Italia, per l’eclissi momentanea di Silvio Berlusconi che da mesi non dava piu’ carte ma che d’improvviso resuscitava sul predellino.
In ballo, allora come oggi, la legge elettorale: il superamento dell’orrendo Porcellum. Come fare ad escludere Berlusconi dall’intesa? Impossibile!
“Senza Berlusconi non si puo’ fare una riforma, tanta gente mi dice di stare attento, io sto attento!”, veltroni-berlusconi1replicava serio agli scettici, Veltroni. Oggi, per non essere da meno, Renzi ribatte con sicumera agli scettici: “Non possiamo non considerare quello che dice Forza Italia sulle regole: il secondo partito italiano lo lasciamo da parte? Non lo consideriamo per la legge elettorale?”.
L’attivismo di Veltroni e il superattivismo di Renzi, il tourbillon di ammiccamenti e incontri non mette a rischio il governo che, guarda caso, e’ nelle mani di due esponenti del Pd: ieri Prodi, oggi Enrico Letta, entrambi ex-Dc?
“Stiamo dando prova di senso di responsabilita’, di generosita’. Ma il sistema va cambiato e quello che si deve cercare di fare va fatto con questo Parlamento”, assicurava Veltroni e, non digerendo i partiti minori, procedette con proposte di sbarramento che li avrebbero esclusi: voleva il partito ‘a vocazione maggioritaria’.
E il partito ‘a vocazione maggioritaria’ vuole anche oggi Renzi che esclude qualsiasi “rottura” con il governo: “bisogna governare il Paese. Io voglio dare una mano a Enrico”, pero’ la legge elettorale non si puo’ senza Berlusconi: “Oggi facciamo le regole con Berlusconi per evitare di farci assieme un governo in futuro”. Ed ecco il modello ‘italicum’ di Renzi: premio di maggioranza del 18% a chi arriva al 35% almeno dei voti, che sale cosi’ al 53 massimo al 55%; se nessuno arriva al 35% si va al ballottaggio e sbarramento del 5% per chi si coalizza e dell’8% per chi non si coalizza. E intanto apre alle ‘unioni di fatto’ e ai cimiteri per feti.
Stesso lo spartito sul dramma delle diseguaglianze e del lavoro. Veltroni si invento’ l’emergenza dei  salari: “E’ una priorità, un problema urgente da risolvere. Le sollecitazioni dei sindacati sono giuste. Non si può aspettare fino a giugno. Forze politiche e governo devono concentrarsi sui problemi reali della gente, a cominciare dal rafforzamento del potere d’acquisto delle famiglie”.
Renzi tira fuori dal magico cilindro il “job act” con la formula seducente del ‘contratto unico’ a tutele progressive: si e’ assunti a tempo indeterminato, liberamente licenziabili tranne per discriminazione, salvo indennizzo, per ottenere solo in seguito la normale tutela contro i licenziamenti ingiustificati. Formula attraente per l’aggettivo ‘unico’ – senza chiarire se e’ un contratto in più da sommare alla congerie di contratti atipici e precari – e perché cambia ciò che resta dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori da ‘ingombrante residuato novecentesco’ in un ‘modernissimo miraggio’ da raggiungere; con l’assegno universale per chi perde il posto di lavoro; una nuova rappresentanza – magari per legge – del mondo del lavoro, ossia i sindacati maggiormente rappresentativi. Con cio’ Renzi si attira le simpatie della ‘sinistra radicale’, la stessa che ebbe Bertinotti come stella polare, e dei ‘maitre à penser’ dell’intellighenzia di sinistra.

Ieri come oggi Berlusconi era alle corde, era fuori gioco, non dava le carte e rispetto a ieri, oggi ha anche una condanna, eppure…Tanto Veltroni fece che il 18 aprile 2008, complice Bertinotti, ridiede le chiavi di Palazzo Chigi a Berlusconi! E se e’ vero che ‘la storia non si ripete mai’, e’ altrettanto vero che Renzi sta ripercorrendo la stessa strada: la vocazione maggioritaria e per di piu’ clericale.

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