Roberto Giachetti, parlamentare del Partito Democratico e vicepresidente della Camera dei Deputati.
L’esponente ex radicale è noto ai più per aver condotto la lotta non violenta attraverso lo sciopero della fame contro la legge elettorale nota come”porcellum”, ovvero, la legge Calderoli 270/2005.
La nota di agenzia del 7 ottobre recitava: «A questo punto fatela voi, vi chiedo solo di rispettare l’impegno degli elettori», Giachetti, visibilmente infastidito per il comportamento poco responsabile delle forze politiche presenti in Parlamento che avevano affermato di voler cambiare la legge elettorale al più presto, intraprendeva lo sciopero della fame che lo ha portato, quasi, fino al nuovo anno a digiuno.
E quelle stesse parole me le ha ripetute personalmente lo stesso Giachetti in un’intervista a lindro.it: http://www.lindro.it/politica/2013-10-16/104409-fatela-voi proponendo il ritorno alla legge Mattarella come provvedimento tampone. Proposta che non ha avuto un riscontro positivo.
Ora, dopo tanti tentennamenti, la legge elettorale c’è ma, a giudizio di chi scrive (e non solo, per fortuna!) è peggio di quella precedente: il testo base prevedeva uno sbarramento all’8% per i partiti non coalizzati, al 12% per le coalizioni e al 5% per liste e partiti all’interno di una coalizione.
Il premio di maggioranza sarebbe scattato al 35%.
Le migliorie (per usare un eufemismo) apportate all’italicum, frutto dell’accordo tra il segretario del Partito Democratico e Silvio Berlusconi, indiscusso portavoce/presidente/segretario/leader di Forza Italia, non sono però così sostanziali: il premio di maggioranza scatta alla formazione che raggiungerà il 38% mentre lo sbarramento all’interno della coalizione è sceso dello 0,5%, quindi dal 5 al 4,5.
In un’intervista di oggi sul ‘Corriere della Sera’  a firma di Alessandro Trocino, Giachetti si dice soddisfatto: “Guardi, essere arrivati fino qui mi sembra già un miracolo. Se un mese fa mi avessero detto che la legge entro gennaio sarebbe arrivata alla Camera, avrei messo non una ma 12 firme”.
Il problema, però, non è il fatto che la legge elettorale sia arrivata alla Camera  ma è proprio il merito dell’italicum che è una stortura continua: questo sistema elettorale vorrebbe far sì che la vita politica in Italia sia incardinata su una democrazia dell’alternanza, sul bipartitismo imposto coattamente .
O da una, o dall’altra parte rendendo, però, sempre più labile il divario tra una e l’altra coalizione: l’unica sfumatura di differenza e di attrito sono i diritti civili, contrapposti, però, ai diritti sociali e ai diritti sul lavoro già massacrati e martoriati da governi di entrambi gli schieramenti.
Non è un discorso populista, né tantomeno qualunquista ma è certo che un irrigidimento del dibattito potrà portare a conseguenze inaspettate e a situazioni ingestibili.
Ad una, quindi, “democrazia oligarchica”, come scriveva Luciano Canfora in una lettera a ‘L’Unità’ qualche settimana fa.
L’italicum, peggio del porcellum, dunque, dovrebbe far proseguire la lotta al vice presidente della Camera: Giachetti, se ci sei (veramente) batti un colpo!

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