Tra le tante sfide che la Politica dovrà necessariamente vincere, da qui ai prossimi anni, c’è quella dell’occupazione. Non sarà affatto facile per il nuovo Governo portare a conclusione quello che si è prefisso: la riforma del mercato del lavoro da qui ai prossimi mesi, con conseguente intervento sul problema dell’occupazione/disoccupazione.

Nel 2013, dice ISTAT, l’occupazione è diminuita di 478.000 unità (-2,1%), con maggiore incidenza nelle regioni meridionali (-4,6%, pari a -282.000 unità).  A gennaio 2014 gli occupati erano 22 milioni e 259 mila, in diminuzione dell’1,5% rispetto all’anno precedente.

Di contro, la disoccupazione è aumentata in modo impressionante, registrando il suo picco massimo dal 1977 ad oggi, ossia 12,9% (+1,1% rispetto all’anno precedente). Drammatica la situazione dell’occupazione giovanile, stagnante da anni. La disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è al 42,4%, pari a 690.000 unità, in aumento del 4% rispetto all’anno precedente.

Occupati, 2013-2014, Istat feb.2014
Occupati, 2013-2014, Istat feb.2014
Disoccupati, 2013-2014, Istat feb.2014
Disoccupati, 2013-2014, Istat feb.2014

   La situazione è preoccupante sotto molti punti di vista. In particolare, colpisce il valore del tasso di inattività che si assesta al 36,4%. È stato osservato più volte, ma è bene ribadirlo: il tasso di disoccupazione intercetta persone che ancora stanno cercando un lavoro, il vero dramma, come spiegato dal professor Emilio Reyneri, ordinario di Sociologia del Lavoro all’Università di Milano Bicocca, in una precedente intervista, è il tasso di inattività e scoraggiamento. Sono molti di più coloro che non cercano più e che “hanno gettato la spugna” e questo è il grave problema: il venir meno della capacità di immaginarsi un futuro e di creare progetti di vita di lungo termine.

Inattività, 2013-2014, Istat feb.2014
Inattività, 2013-2014, Istat feb.2014

Il dissesto emotivo che ne deriva impatta su tutti gli aspetti della vita quotidiana: istruzione, salute sociale, progetti di vita familiare, nuzialità e natalità. La società soffre di questo quadro economico-lavorativo stagnante e naturalmente è compito dello Stato intervenire per “rimuovere” questi “ostacoli”.

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