Dal congresso del PPE appena terminato a Dublino, emerge il tentativo dei popolari europei di fare squadra e di unire le forze di centrodestra nella battaglia sul partito socialista che finirà al fotofinish il 25 maggio.

Dalla prospettiva italiana, invece, i partiti italiani aderenti al PPE (rappresentati sul palco da Antonio Tajani per FI, Pier Ferdinando Casini per l’UDC e Angelino Alfano per NCD) hanno dato prova di tenere al progetto del PPE, seppur ognuno con sfumature differenti soprattutto per quanto riguarda le vicende casalinghe.

(GUARDA LE FOTO DI ALFANO E CASINI AL CONGRESSO PPE A DUBLINO)

IL CONGRESSO

Dopo la facile riconferma del presidente uscente Joseph Daul (unico candidato), si sono confrontate due linee di pensiero per quanto riguarda il programma elettorale del PPE per il prossimo quinquiennio: una visione più sociale guidata dalla Germania (alla quale buona parte dell’Italia ha aderito), e una visione più liberista avanzata, da sempre, dai Paesi nordici.

La giornata si è conclusa con la presenza della protagonista indiscussa della resistenza europea in Ucraina, Julija Tymošenko, da poco liberata dopo 4 anni di carcere.

Il momento politico più atteso è invece avvenuto il giorno successivo con l’elezione del candidato del PPE alla presidenza della commissione europea.

Dopo la votazione che ha coinvolto i 629 delegati da tutta Europa, il candidato lussemburghese (sostenuto dalla Germania) Jean-Claude Juncker, ha battuto il commissario francese Barnier per 382 voti contro 245 (2 le schede bianche).

Prima della proclamazione del risultato due discorsi hanno catturato l’attenzione dei partecipanti: Bono Vox ha invitato i leader europei a guardare alla grande opportunità di avere un continente unito che dia opportunità di sviluppo e crescita per i suoi concittadini, mentre Angela Merkel ha svolto un discorso da leader dell’Europa, soffermandosi poco sulla situazione tedesca e parlando del rischio ancora presente in Europa di perdere libertà e democrazia.

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LO SCENARIO ITALIANO

Non solo a Roma, ma anche a Dublino i proiettori erano puntati sugli interventi degli italiani, in modo particolare dopo la sopravvenuta impossibilità a partecipare del leader della seconda delegazione più importante all’interno del gruppo al Parlamento Europeo, Silvio Berlusconi.

A fare le veci dell’ex premier italiano c’era il vicepresidente della commissione (e del PPE) Antonio Tajani che ha sottolineato, numeri alla mano, l’apporto del partito azzurro nel Parlamento Europeo. Tajani ha fatto pesare la forza elettorale del PDL (che al PPE non ha ancora cambiato nome).

Pier Ferdinando Casini, in qualità di presidente dell’Internazionale Democristiana, ha sottolineato il rischio dell’avanzata delle forze euroscettiche e ha chiesto uno sforzo a tutte le rappresentanze politiche nazionali di interrompere le battaglie per piccole rendite di posizione, per costruire l’unità dei moderati, sotto il simbolo del PPE, in ogni Paese al voto tra due mesi.

Chiaro da parte sua è stato il riferimento (senza però mai citarla), alla fratturata situazione italiana ma, per il momento, tutto sembra essere rinviato alle prossime settimane.

Alfano, che ha parlato come capodelegazione del gruppo degli europarlamentari di NCD (anche se il partito non è ancora ufficialmente membro del PPE), si è tenuto distante dalle vicende nazionali, parlando dell’Europa e dell’alternativa moderata ai populismi e ai socialisti. Ma sulla complicata vicenda italiana non ha voluto esporsi, almeno per il momento.

Per Lorenzo Cesa, segretario dell’UDC, interrogato sulla possibilità dell’unione dei moderati alle europee, ha detto che questo è indubbiamente il percorso che si deve intrapendere, ma ovviamente a decidere devono essere più parti in causa e non solo il partito scudocrociato che da anni è incardinato nel percorso di un Partito Popolare Italiano.

La presenza italiana era arricchita dalla presenza di Mario Mauro in prima fila per entrambe le giornate e dai delegati italiani presenti attraverso le associazioni degli studenti, dei giovani, lavoratori e dei senior del partito europeo.

Dopo queste due giornate che hanno finalmente dato un volto allo sfidante di Schultz alla presidenza della commissione europea, parte ufficialmente la corsa a chi guiderà il continente nel prossimo lustro.

Questa corsa sembra poter avere una grossa influenza sullo scacchiere politico italiano, specialmente nel campo di centrodestra, ma qui la partita è affidata a Berlusconi e Alfano che, nel giro di poche settimane, dovranno decidere se legare il proprio futuro politico (e quello dei moderati italiani) su un terreno europeo o se continuare ad avere una prospettiva più certa, ma di corto raggio, che fino ad oggi non ha dato molti frutti.

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