Sono quasi il 50% le piccole e medie imprese che non riescono a pagare le rate del prestito alle banche e il 40% quelle a cui viene rifiutato.

I tempi di crisi sono per tutti: singoli, famiglie e piccole e medie imprese. Queste ultime in particolare, hanno bisogno di spingere il loro business per restare competitive nel mercato e molte volte per affrontare le spese necessarie, si rivolgono alle banche per un finanziamento: mettere i prestiti più vantaggiosi in circolazione a confronto potrebbe essere un buon inizio per poter fare una scelta sostenibile.

Il mercato bancario è molto vasto in tal senso e le soluzioni convenienti si nascondono soprattutto negli strumenti web come i prestiti online che permettono di abbattere alcuni costi, come quelli di gestione e di apertura del finanziamento, realizzando un risparmio effettivo per chi riceve il prestito. Tra i principali fattori di cui tener conto, inoltre, troviamo importo delle rate, tassi d’interesse, e condizioni generali di contratto.

In relazione a queste componenti scegliere uno dei prodotti Compass o uno dei prodotti Findomestic, infatti, può provocare una differenza significativa solo quando un’offerta è più vantaggiosa rispetto ad un’altra e offre condizioni contrattuali migliori di quelle della concorrente.

Per una piccola e media impresa, soprattutto, ricevere un prestito a condizioni favorevoli alla sua situazione economica è più che fondamentale perché cadere in insolvenza bancaria procurerebbe non pochi danni e soprattutto, sarebbe indice di un malessere aziendale.

In Italia, purtroppo, le piccole e medie imprese sono ancora deboli sotto questo punto di vista perché, come dimostra l’indagine Adnkronos sui finanziamenti alle imprese, il 50% di quelle che richiedono un prestito alle banche non riescono a ripagare tutte le rate.

In questo modo anche le imprese più piccole influiscono in modo importante sulla sofferenza bancaria: di contro, gli istituti di credito concedono sempre più difficilmente i prestiti e l’indagine ha dimostrato come al 40% delle pmi che lo richiede questo venga rifiutato.

La fotografia scattata da Adkronos è chiara e allo stesso tempo sconfortante: da un lato ci sono le imprese che cadono sempre di più in insolvenza bancaria, dall’altro ci sono le banche che chiudono il credito ai finanziamenti a meno che non riscontrino determinate garanzie da parte delle imprese richiedenti.

I risultati dell’indagine, infatti, vedono 47 imprese su 100 su tutto il territorio nazionale, essere in difficoltà con la restituzione del prestito alle banche con un accumulo di arretrati pari o superiori a tre rate nell’arco di un intero anno.

Di queste, poi, 33 dichiarano già di non poter pagare con regolarità l’anno prossimo: in poche parole, un terzo delle pmi è causa della sofferenza bancaria in Italia. E proprio per questo molte banche non erogano con anta facilità i finanziamenti alle imprese: 39 su 100 di queste hanno denunciato il rifiuto di una richiesta di prestito da almeno tre banche in un solo anno.

Il rapporto tra le banche e le piccole e medie imprese quindi, si sta inasprendo e su questo l’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana, spiega in numeri il punto della situazione: l’ultimo bollettino mensile dell’Abi, infatti, dimostra come a gennaio il lordo delle sofferenze bancarie abbia raggiunto un nuovo record arrivando a 160,42 miliardi di euro.

Nel complesso, i prestiti, sono pari all’8,4% esattamente due punti percentuali in più rispetto al livello dell’anno prima. Nonostante ciò, il calo dei prestiti alle imprese è sempre sostenuto: a gennaio 2014 era del 5% ma questa percentuale è calata del 5,2% rispetto al mese prima e del 2,6% se si considera tutto l’anno precedente.

È evidente come il credit crunch (trad. “la stretta del credito”), ovvero il calo improvviso del credito alla fine di un periodo esteso di espansione, sia ancora presente e che continui ad accentuare una fase recessiva del mercato.

 

 

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