Con il passaggio di Octo Telematics, da Charme Investments di Luca Cordero di Montezemolo al magnate ucraino Viktor Vekselberg i riflettori si sono accesi su un particolare settore industriale, quello delle scatole nere assicurative, che Octo produce e in cui l’Italia è leader mondiale.

CONTENDENTI E COLOSSI DEL SETTORE

L’ex società di Montezemolo era tanto appetibile che a contendersela sono state almeno una ventina di aspiranti compratori. In Italia c’è anche un altro produttore, Cobra Telematics, controllata da Cobra automotive technologies. I due gruppi si contenderanno il promettente mercato italiano, ma dovranno vedersela anche con colossi internazionali del calibro di Microsoft, che da anni sperimenta scatole nere e che nel 2006 ne ha costruita una da installare direttamente sugli esseri umani, la Sense cam.

IL MERCATO ITALIANO

Il mercato è italiano è promettente perché i proprietari dei veicoli che circolano in Italia scelgono sempre più numerosi di farsi istallare questi oggetti a bordo. Lo rileva l’Ania, l’associazione nazionale delle imprese di assicurazione in un dossier.

I NUMERI

A fine 2013 le vetture dotate di blackbox erano oltre 2 milioni dai 1,2 milioni a fine 2012, numeri che collocano il nostro Paese sopra Gran Bretagna e Usa. “È uno strumento – spiega il direttore centrale dell’Ania Vittorio Verdone – che viene impiegato da molti anni. Ma nell’ultimo periodo lo sviluppo ha avuto un’accelerazione e i montaggi avvengono in prevalenza nel Sud Italia, il 49%, nelle zone più a rischio. Il resto è diviso tra il 31% al Nord e il 20% al centro. È uno strumento che verrà impiegato sempre di più per personalizzare il rischio”.

RISPARMIO IN POLIZZA

I due milioni di auto dotate di blackbox sono il 6% del parco assicurato, il che rende evidente la potenzialità del settore: la crescita stimata dall’Ania è tra il 10 e il 15% al 2017. Il vantaggio di avere a bordo una scatola nera che registra quello che avviene nel veicolo è che permette un abbattimento dei costi della Rcauto.

LE STIME DI BOSTON CONSULTING GROUP

“La società di consulenza Boston Consulting Group – si legge nel dossier dell’Ania – ha stimato che il miglioramento nella gestione dei sinistri può raggiungere il 20% dell’ammontare annuo dei premi assicurativi e, al netto dei costi di installazione e funzionamento dei dispositivi (complessivamente stimato nel 15% dei premi) è in grado comunque di generare risparmi significativi da spartire tra gli assicuratori e i loro clienti. Secondo una stima della società di provider Viasat Group i contratti con scatola nera riducono in media i prezzi delle polizze Rcauto del 7-10%, una percentuale che sale al 40-50% per le coperture furto”.

L’INCIAMPO LEGISLATIVO

La diffusione delle scatole nere, avvenuta per iniziativa delle compagnie assicurative, ha suscitato a più riprese l’interesse del legislatore. Nel 2012 il decreto “Liberalizzazioni” del governo di Mario Monti stabiliva “sconti significativi” per gli automobilisti dotati di scatola nera. Una decisione che ha provocato l’ira degli assicuratori che volevano essere liberi di offrire oppure no lo sconto, in base ai margini, in quanto la blackbox è proprio un argine contro le perdite causate dalle frodi e non necessariamente consente un guadagno aggiuntivo. L’Ania fece ricorso al Tar e al Consiglio di Stato che non si è ancora espresso.

LE NOVITA’ CON DESTINAZIONE ITALIA

Nel 2014 Il decreto “Destinazione Italia” del governo di Enrico Letta ha di nuovo cambiato le carte in tavole, imponendo uno sconto del 7% sulle polizze Rcauto che prevedono l’utilizzo di un dispositivo telematico. Il 5 febbraio il decreto è stato ritirato e sostituito da un disegno di legge. L’Ania definisce questa imposizione “dirigista”. Certo è che con l’ascesa di Matteo Renzi il panorama cambia di nuovo. Non resta che stare a guardare.

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