Chi gliela porta la notizia a casa, se Grillo arriva al secondo posto alle Europee. Il conto alla rovescia è iniziato. Bisogna far fuori Grillo. E presto. Perché il secondo questa volta non è il primo degli ultimi.
Le stampelle del governo solo elettoralmente irrilevanti, e non sono tipi di cui fidarsi, pronti a tradire per trenta denari in zona Getsemani a 5 stelle. Il patto con l’innominabile e socialmente utile Berlusconi rischia di sgretolarsi se Forza Italia, in isolamento, arriva terzo.
Non c’è certo bisogno di una laurea in Scienze Politiche o in Scienza della Pace per capire che le forze di conservazione continuano ad avere un fortissimo ascendente sull’esecutivo. Come a Risiko chi difende vince sempre anche col pareggio. I pallini sui dadi blu valgono di più di quelli dei dadi rossi. Basta guardare le nomine all’insegna di un realismo esasperato, il miglior esito possibile – dice Renzi – stante le pressione fortissime.
Bisogna ammetterlo ma in confronto a quanto ha fatto Renzi fino ad adesso, il Governo Monti appare un governo radicale.
Non lamentiamoci del crinale su cui ci stiamo avviando dunque. Il Travaglio-Gomezismo e il RizzoStellismo hanno fabbricato l’opinione pubblica che riempie di voti il M5S, che pensa che per arrivare con qualche banconota di carta alla quarta settimana basta avere un certo numero di donne nelle poltrone anziché sui divani, città metropolitane al posto delle provincie, e vendere le auto blu su ebay.
Per dire venerdì scorso a Torino in occasione della presentazione della stagione 2014 di Organalia, ciclo di eventi musicali organizzati dalla Provincia di Torino con il sostegno della Fondazione CRT, il presidente della provincia uscente (e non ricandidabile) Antonio Saitta ha detto molto chiaramente che l’abolizione della provincie è una mera trappola mediatica. Non cambieranno le funzioni, non cambieranno le persone. I costi rimarranno pertanto inalterati. Nessun risparmio e nessun dimagrimento della macchina della Stato, dunque. E però bisogna riconoscerlo, Renzi ha saputo rovesciare l’adagio: “cambiare tutto per non cambiare niente” in quest’altro: “sembra cambiato tutto anche se sembra non cambiare niente”.

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