Torino è da qualche giorno tappezzata dai manifesti del PD in cui l’ex Sindaco Chiamparino stringe la mano all’ex Sindaco Matteo Renzi. Scatto che immortala la stretta di mano della Leopolda. Scatto che è scatto in avanti del PD per prendersi la Regione Piemonte all’insegna del cambiamento. Con tanto di brand che non è nel simbolo ma, anzi, in modo assai più esplicito nell’icona di Matteo Renzi.
Chiamparino è stato Sindaco di Torino per due mandati in cui ha capitalizzato, più dei suoi predecessori, l’enorme lavoro della giunta Castellani e di tutta una Torino politica e pensante, più nascosta e celata, che senza troppo rumoreggiare ha traghettato la città da factory town a qualcos’altro. A una città più turistica, più accogliente, che avrebbe dovuto basare la sua identità più sui servizi che sulla manifattura. Anche perché, almeno dieci anni fa, i giochi dalle parti di Mirafiori erano già stati fatti. Anche se molti se ne accorgono solo ora che a Lingotto si è tenuta l’ultima Assemblea dei Soci di Fiat.
Non c’è dubbio che Torino è molto cambiata, in meglio per taluni aspetti, dal 1994 a oggi. Due grattacieli, la metropolitana, il teleriscaldamento, le spine, gli incubatori d’imprese, la vocazione turistica, il multiculturalismo, l’integrazione, il policentrismo. Non dimentichiamoci, però, alcuni primati in negativo. L’essere il comune più indebitato d’Italia e la seconda città più inquinata d’Europa.
Quale futuro prospettano a Torino e al Piemonte Chiamparino e il PD ? Di quale cambiamento parlano? Al momento le idee sono tutte qui: – Vogliamo rafforzare il ‘marchio Piemonte’, snellire o eliminare l’inutile burocrazia che rallenta l’iniziativa imprenditoriale, fare dell’uguaglianza e della giustizia sociale gli elementi cardine su cui innestare la crescita economica della nostra regione – Parole di Manghi, sociologo, ex sindacalista e consigliere dell’ex Sindaco.

Quello che si percepisce in queste settimane è solo una grandissima tattica tutta elettorale. Tutto un lavorio di liste e di nomi per non lasciare nulla al caso. Boglione, quello di Robe di Kappa, Dardanello di Unioncamere per citare i due più noti. Un lavoro, ovvio, imprescindibile se le elezioni si vogliono vincere. Ma, se vogliamo, un lavoro un po’ alla vecchia maniera senza le retoriche delle primarie che in casa PD hanno fatto sapere non ci saranno perché sarebbe la certificazione dell’ovvio dato che Chiamparino è una candidatura fortissima. Per la verità, cambiamento per cambiamento, mi sono sempre chiesto perché uno giovane come Gariglio non fosse stato lanciato dal partito cavalcando il vento del rinnovamento e del giovanilismo. Tant’é.

La verità è che di idee ce ne sono poche. E, senza idee, non vengono i programmi e a contare sono più le facce che le parole. E siccome a destra o al centro non ci sono neanche le facce, Chiamparino ha proprio un’autostrada davanti a sé contando su una buona rendita di immagine cui si aggrappa perfino Renzi. Il Piemonte però non è solo il distretto di Alba e Bra dove, bontà sua, la Ferrero ha decenni dopo decenni garantito una concentrazione di reddito tale da creare una coscienza civica che pretende buone amministrazioni locali e persino il rispetto del patto tra uomo e natura. C’è tutto un altro Piemonte che senza la manifattura soffre e langue. E a quel Piemonte non basteranno né i fast né gli slow food. Ci vuole altro e di questo altro non c’è traccia nei programmi di nessuna forza politica.
Non c’è un settore, un obiettivo alto e importante attorno al quale la politica con visione si sente di indirizzare tutto l’operato di una comunità che in quella tensione comunità torna a essere. A maggior ragione oggi in cui la società si sfarina nell’avvitarsi della crisi e con le tante paure dettate dall’incertezza. Il PD deve fare molta attenzione. Non appena si smarrisce la forza propulsiva che viene dalle imprese, al calare del reddito pro-capite, la politica diventa immediatamente assistenza. E Renzi, in primis, questo lo dovrebbe sapere visto che uno scatto con Crocetta non l’ha mai voluto fare.

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