Ecco il contromanifesto liberale al documento giacobino di Libertà e Giustizia

Ecco il contromanifesto liberale al documento giacobino di Libertà e Giustizia
Pubblichiamo il contromanifesto promosso da un gruppo di intellettuali in risposta al documento firmato da Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e molti altri che denuncia la "svolta autoritaria" di Renzi.

L’appello contro la svolta autoritaria in corso, firmato da noti esponenti del mondo della cultura, induce anche quanti si sono sempre tenuti lontani dalla politica militante a prendere la parola per manifestare il loro profondo sconcerto:

– è incredibile che ogni volta che si cerca di prendere sul serio la classica divisione dei poteri – colonna portante dello stato liberale di diritto – rimediando alla fatale debolezza dell’esecutivo nel nostro paese, si assista a una levata di scudi di “intellettuali militanti” che, col pretesto di difendere la Costituzione, avallano, de facto, le degenerazioni del parlamentarismo;

– è intollerabile che l’esercizio del controllo di costituzionalità si sia spostato dalla Consulta e dal Quirinale a una cerchia ristretta di costituzionalisti e di commentatori politici, che con i loro interventi su autorevoli quotidiani, hanno assunto il ruolo di grilli parlanti della nazione, spesso senza averne né l’autorità morale né il prestigio intellettuale;

– è ridicolo che vengano attribuiti al presidente del consiglio progetti autoritari tendenti a conferire a Palazzo Chigi “poteri padronali” e, soprattutto, è grottesco che ormai la delegittimazione di ogni seria riforma istituzionale avvenga evocando il fantasma di Berlusconi;

– è deplorevole che in un momento così delicato della storia nazionale, in cui si sta assistendo all’incontro (semmai troppo ritardato) tra le componenti più serie e più responsabili del centro-sinistra e del centro-destra, vi siano studiosi che soffiano sul fuoco della guerra civile ideologica.

I firmatari di questa protesta non appartengono alla stessa area politica e culturale però concordano sulla necessità di riformare il nostro assetto istituzionale, al fine di evitare la paralisi dello Stato e di disinnescare la mina vagante della sfiducia nella democrazia liberale e rappresentativa, essa sì foriera di nuove “svolte autoritarie”.

Giuseppe Bedeschi
Giampietro Berti
Dino Cofrancesco

Hanno firmato
Tarcisio Amato
Carlo Angelino
Pier Luigi Barrotta
Luigi Marco Bassani
Sergio Belardinelli
Paolo L. Bernardini
Andrea Bucciarelli
Marco Cavallotti
Franco Chiarenza
Roberto Chiarini
Luca Codignola
Mario Collepardi
Girolamo Cotroneo
Luigi Covatta
Raimondo Cubeddu
Elio D’Auria
Ennio Di Nolfo
Giuliano Ferrara
Dario Fertilio
Gian Luigi Forti
Tommaso Edoardo Frosini
Marco Gervasoni
Achille Ghidoni
Aldo Giannuli
Alberto Giordano
Fabio Grassi Orsini
Maurizio Griffo
Pietro Grilli di Cortona
Lorenzo Infantino
Sergio La China
Giulia Lami
Guido Lenzi
Franco Manti
Gianni Marongiu
Michele Marsonet
Francesco Masini
Aldo Alessandro Mola
Corrado Ocone
Piero Ostellino
Gianluigi Palombella
Ernesto Paolozzi
Giuseppe Parlato
Luciano Pellicani
Antonino Pennisi
Francesco Perfetti
Anna Pintore
Pierfranco Quaglieni
Sandro Rogari
Daniele Rolando
Florindo Rubbettino
Saro Salamone
Elisa Sassoli
Giulio Savelli
Mario A. Toscano
Andrea Ungari
Bianca Valota
Ortensio Zecchino

Leggi l’intervista a Luciano Pellicani

ultima modifica: 2014-04-04T09:13:12+00:00 da Giuseppe Bedeschi Giampietro Berti e Dino Cofrancesco

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: