Ilaria Bonaccorsi, è una storica medievista, fondatrice della rivista Left ed oggi è candidata per le elezione europee con il Partito Democratico, nella circoscrizione Centro-Italia. La sua candidatura è espressione della “minoranza” vicina a Pippo Civati. Una candidatura di sinistra che parla alla sinistra, ma non solo. Abbiamo discusso di tante cose, cosa significano politica e impegno politico, cosa significa essere madre, lavoratrice e pure candidata in una competizione politica. Ha condiviso un momento personale che può essere testimonianza per tante donne, e poi abbiamo parlato del futuro: l’Europa! Buona lettura!

Da quanto tempo fai politica?

Non credo di aver mai “vissuto” senza politica. Non so se sia la riposta giusta e neanche cosa intendi per “far” politica. Nazim Hikmet, poeta turco, dal carcere scriveva al figlio Mehmet “Non vivere su questa terra come un inquilino… ma immerso, sempre, dalle radici alle fronde”. Per me questo è fare politica. Non vivere come inquilini, immergersi dalle radici alle fronde. È impegno, cultura, intelligenza, passione, dedizione, onestà, ricerca. È nel suo significato più profondo cercare la realizzazione altrui perché solo quella permette poi la propria. Sono nata e cresciuta così, nella condivisione più totale, di casa, di sogni, di idee. Con una nettissima percezione che nella logica del privilegio per pochi non c’era nessuna felicità.

Perché hai deciso di impegnarti con una candidatura per le elezioni europee?

Non ho deciso. Nel senso che le cose arrivano e tu devi avere una risposta. E diciamo che non ho trovato una risposta migliore di questa. Impegnarmi, come dici tu. Che può avere il valore grande di traghettare un lavoro corale, collettivo. Rimango sempre fortemente colpita, forse ferita, quando sento intellettuali che stimo del calibro di Luciano Canfora dire che oggi “mancano le gambe su cui camminare”, con cui proporre un cambiamento (vero!). Ed invece le gambe le abbiamo e soprattutto le conosciamo bene, dobbiamo solo rimetterle in moto e correre.

Da fondatrice di un giornale di sinistra: left, le sembra coerente la sua scelta  ai tempi del Pd di Renzi.

Probabilmente lo sai cosa vuol dire per me, e non solo per me, left. Left vuol dire Sinistra, vuol dire cose dimenticate, ma è anche l’acronimo di Libertà, Eguaglianza, Fraternità e Trasformazione. La mia candidatura nel Pd di Renzi è apertamente stata voluta da Giuseppe Civati. Forse non avrei ritenuto coerente farlo per nessun altro. Credo che nella richiesta/ proposta di Giuseppe Civati ci sia di mezzo un riconoscimento di tutto quel lavoro prezioso, unico, che ha fatto left in questi anni. Mi hanno accusato di salire sul carro dei vincitori. Ho sorriso, mai stata sul carro dei vincitori in vita mia. Sempre minoranza della minoranza, ma immagino che uno dei pensieri che possiamo fare è che se davvero mi avessero inavvertitamente fatto salire sul carro dei vincitori, abbiamo un’occasione unica per spingere il carro nel senso (non nel verso) giusto. A Sinistra. Verso idee e poi politiche che parlino di vita migliore, di realizzazione umana e sociale, di libertà nuova perché intrisa di uguaglianza.

Sulla tua pagina Fb tua figlia ti chiedeva scusa per averti detto di lasciare stare. Come tieni assieme il tuo essere madre con l’impegno lavorativo e politico?

Non ho un’altra vita da offrire a Sofia. Non so vivere in un altro modo, non sarebbe vita umana. Non esiste un essere madre per me che escluda l’impegno lavorativo e politico. Sofia stessa è stata impegno sin dal suo concepimento, per assurdo. Sofia è nata nonostante la Legge 40, nonostante le mie tube fossero chiuse, nonostante le possibilità che avevo di rimanere incinta fossero all’incirca dello 0,2 per cento. E il mio obiettivo, uno dei tanti… è che lei non debba vivere con tutti quei “nonostante” addosso. Con tutte quelle “croci” pesanti sulla testa che ti raccontano essere parte “normale” del tuo futuro e della tua cultura. Lei, è evidente, a nove anni non ha croci addosso, non ha nessun “nonostante” che le sbatte addosso. Solo una vitalità sconcertante. Mi piacerebbe vivesse la sua vita così.

Quali sono i principali temi su cui stai basando la tua campagna elettorale?

Ora ti faccio ridere. Da quando Giuseppe Civati mi ha “costretto” (lo dico per ridere…), studio. Non so neanche cosa voglia dire fare una campagna elettorale. So che ho alcune idee molto importanti per me, legate alla mia vita e alla mia formazione (io sono una storica): il valore della democrazia, della laicità, dei diritti, del lavoro, della conoscenza. Nella nostra Costituzione il richiamo alla “dignità dell’essere umano” è ricorrente. Ecco, la dignità umana per me è fatta di tutto questo. È desiderare “il pieno sviluppo della persona umana e  l’effettiva partecipazione di tutti”.

Che cosa rappresenta per te il progetto di un’Europa unita?

Al momento assomiglia più ad un incrocio strano tra una madre perfida e un marito tirchio, mentre l’Europa unita, quella di Spinelli e Delors, è un’occasione unica, irrealizzata ma realizzabile. Il punto è questo, far capire che lì, come qui, se la maggioranza in parlamento è di Centrodestra, il Centrodestra produce politiche di austerity che mettono in ginocchio i più deboli e conservano i forti. Solo la Sinistra è anelito, aspirazione, di cambiamento. Solo la Sinistra, come diceva Bobbio, ha la sua “stella polare” nell’uguaglianza. Solo se in Europa arriveranno queste idee e le forze che le rappresentano sarà possibile andare a ricontrattare le regole nefaste del fiscal compact, a costruire meccanismi che allevino il peso del debito dei paesi più deboli. Ad immaginare e realizzare una gestione comune di quel debito, a costruire una politica fiscale, a stabilire regoli comuni per il mercato del lavoro. Hanno unificato a livello mondiale il mercato dei capitali mantenendo invece il mercato del lavoro segmentato, questa è un’assurdità da combattere. Va realizzata una democrazia economica. Ma anche tantissimo altro, una delle grandi sfide della Sinistra a livello europeo è certamente una nuova politica comune sull’immigrazione.

Perché queste elezioni sono importanti?

Ho già risposto vero? Non ultimo perché va data una risposta molto seria a questa offensiva contro-culturale o anti-culturale che soffia pesante in Europa. Perché non c’è democrazia senza conoscenza. Non c’è politica senza cultura. Immagina un’Europa area faro che si contrappone alla vecchia logica del profitto e dei singoli interessi nazionali. Un’Europa che ci migliori tutti, dove per esempio la Bce reintroduce meccanismi di salvaguardia per gli investimenti su sviluppo, lavoro, scuola, ambiente. Bello, no?

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