Il presidente dell’associazione Anlaids Lombardia Mauro Moroni, ha spiegato che “il Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore della Sanità stima circa 4000 nuove infezioni all’anno, di cui un terzo in Lombardia“. Nel comunicato ANSA, il dott. Moroni, spiega che “da quando l’infezione è giunta in Italia si è instaurata questa sorta di regola, per cui un terzo delle nuove infezioni e dei sieropositivi sono in Lombardia, ma non deve stupire perché l’Aids si diffonde di più nelle grandi città e nelle regioni ricche, dove ci si sposta di più per lavoro e turismo, anche sessuale, e manca il controllo sociale della provincia“.

IL FENOMENO È NUOVO?

Il fenomeno è analizzato da lungo tempo e da diversi punti di vista, da quello sociologico e antropologico a quello prettamente medico-sanitario. Quello che il trend attuale mette in evidenza è che c’è una ripresa delle infezioni nella popolazione omosessuale, malgrado – a dispetto del senso comune, questa categoria fosse sempre stata quella più consapevole e attenta alla trasmissione del virus. Se nel 1985 erano il 6,3% gli omosessuali infetti contro un 1,7% di eterosessuali, oggi il dato è ampiamente cresciuto, ma le proporzioni si sono invertite. Il 37,9% degli infetti oggi è omosessuale contro il 42,7% degli eterosessuali.

Questo trend dovrebbe preoccupare moltissimo, poiché riguarda non solo un’emergenza medico-sanitaria, bensì una questione culturale e di costume, oserei dire. Già, perché come spiega sempre il dott. Moroni, “il circuito parte dal maschio, che infetta la partner dopo rapporti occasionali” e questo è abbastanza vicino a quanto ho scritto altrove, circa la questione della prostituzione. I dati provvisori elaborati dalla Comunità Papa Giovanni XXIII assieme ad Eurostat indicano che il 70% dei clienti delle prostitute (che sono per lo più uomini sposati e padri di famiglia) richiedono pratiche sessuali senza preservativo.

Sono anni che queste informazioni sono note. Quando frequentato il corso di Alta Specializzazione in “Salute Globale e Sviluppo”, nel 2011, questi dati erano più o meno gli stessi e ciò che ci veniva detto era che, incredibilmente, l’AIDS era più diffuso tra gli over 60 (e su questo tema, ci sono dati e riflessioni molto ben strutturate anche su Linkiesta.it).

QUALI SONO LE RAGIONI?

I motivi sono molti. Prima di tutto perché sono clienti abituali di prostitute per strada e culturalmente non concepiscono l’uso del preservativo. Quindi non lo utilizzano, e non hanno nemmeno coscienza del fatto che sono esposti al virus, e che possono contagiare anche le compagne ignare. Aggiungiamo poi il fattore “vergogna” nel presentarsi in farmacia per acquistare “preservativi“, questo fattore è molto rilevante per chi ha una certa età ed è sessualmente ancora attivo.

Ma c’è di più. C’è una vera e propria cultura del sesso non protetto.

Se togliamo dal computo i “disinformati” o “gli ingenui“, che identifico in quei numerosi ragazzi e in quelle numerose ragazze che pensano d’essere immuni al virus anche se hanno rapporti non protetti tra coetanei,  e sconosciuti, poiché “sono giovani” e “alle prime armi”; restano quelli che chiamo “feticisti“, che sono anche consapevoli dei rischi, ma non se ne curano. Lo fanno perché lo vogliono fare e, alla base di questa volontà, ci possono essere: il piacere, la sfida contro il pericolo, un’idea di onnipotenza, la voglia di attirare attenzione, il desiderio del rischio, o che altro non saprei.

La pratica del sesso non protetto poi, sembra avere una sorta di “giustificazione sociale” se è riferita agli eterosessuali, mentre è condannata negli omosessuali. Complice, forse, la continua campagna mediatica secondo cui l’AIDS è la malattia degli omosessuali, ma in realtà è la malattia sessuale di chiunque pratichi rapporti non protetti. E questo va riferito all’insieme delle pratiche sessuali esistenti, di cui non si parla per pudore e per timidezza.

COSA POSSIAMO (O DOBBIAMO) FARE?

Questo fatto obbliga tutti ad una seria, anzi serissima, riflessione sulla questione dell’educazione sessuale e sentimentale.

Ci sono reticenze ad affrontare il tema della sessualità anche da parte di molti studiosi, per pudore. Ma bisogna avere il coraggio di affrontare questo tema in modo sereno, poiché la sessualità è una parte fondamentale della vita delle persone. L’educazione sentimentale e sessuale andrebbe introdotta nelle scuole come materia a parte, come corso trasversale alle generazioni e ai generi, che offra strumenti cognitivi e informativi ai giovani affinché sappiano tutelarsi. 

Andrebbe anche regolata l’industria pornografica. Andrebbe preso il coraggio di analizzare l’immaginario sessuale e pornografico trasmesso gli spettatori. Nei film pornografici eterosessuali il preservativo è l’eccezione, nei film omosessuali è la regola. Che messaggio viene trasmesso agli utenti? (o clienti, o utilizzatori o users…). Il caso di un’attrice porno risultata positiva al test HIV ha rimesso l’argomento sul tavolo, anche negli USA, patria dell’industria pornografica.

Alcuni dati diffusi di recente sulla pornografia online, per esempio, ci danno un quadro della situazione e sono importanti:  24 milioni di siti web, ossia il 12% del traffico internet; la produzione di questi servizi online è dislocata tra Europa e USA e dunque gli strumenti per intervenire ci sono; il 70% di maschi tra i 18 e i 24 anni ha visto un video porno al mese; 1 utente su 3 è donna; l’età media di primo contatto con materiale pornografico è stimata in 11 anni; negli USA 40.000.000 sono i consumatori abituali di siti pornografici e il fatturato ha generato quasi 3 miliardi di dollari.

ULTIME CONSIDERAZIONI

Questo articolo lo ho scritto contravvenendo ad alcune remore e forme di pudore personali, e lo scrivo pensando a quanti sociologi e scienziati sociali in Italia potrebbero dare un contributo enorme in questo ambito, anche in tema di policy e non lo hanno fatto e non lo fanno.

La sessualità è una parte del vivere e deve essere analizzata. Volenti o no, questi strumenti hanno una funzione pedagogica, inconsapevole, grezza e fuorviante; ma la hanno. I giovani e le giovani (anche le ragazze sono utilizzatrici) apprendono meccanismi e modi di fare, di approcciarsi al sesso, anche tramite questi strumenti ed è fondamentale che anche in questi “prodotti” sia trasmesso un messaggio “pedagogico” e “preventivo” sul tema HIV e AIDS.Il preservativo dovrebbe essere d’obbligo, eventuali pratiche senza preservativo devono essere spiegate, ci deve essere un messaggio visibile che dica i rischi e che non deve essere emulato.

Sembrano assurdità, ma questi sono piccoli passi che potrebbero fare la differenza, ovviamente serve una costante azione informativa e pedagogica seria nelle scuole e nelle associazioni, per questo è fondamentale che si discuta al più presto dell’introduzione della materia “educazione sessuale e sentimentale” nelle scuole e non solo, con argomenti che tocchino anche la questione della cultura di genere, del rispetto reciproco e via dicendo (non dimentichiamo che sempre nell’industria pornografica, che è pensata dal maschio per il maschio, sovente la donna è oggetto!).

 

INFORMAZIONI UTILI – ANZI FONDAMENTALI!

UNICEF (descrizione dell’HIV, dell’AIDS, delle modalità di trasmissione…)

ANLAIDS (Onlus che si occupa di fare formazione e informazioni ad hoc)

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ (documento su analisi e dati)

 

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