La bozza della riforma è pronta: al momento prevede un decreto legge e un disegno di legge più ampia portata. Ovvero lo schema seguito dal governo sul lavoro: un decreto sui contratti a termine (sul quale la sinistra Pd ha apportato modifiche criticare dal Nuovo Centrodestra) e il disegno di legge sul Jobs Act.

Il governo punta a rispettare la tempistica indicata dal premier Matteo Renzi: fine aprile per la riforma della pubblica amministrazione. Ci riuscirà? Di sicuro c’è che lunedì prossimo, 28 aprile, è in calendario una riunione decisiva per limare il progetto già in bozze al ministero retto da Marianna Madia e in cui ha un ruolo di peso il sottosegretario Angelo Rughetti.

Tagli e assunzioni mirate. Questi i due caposaldi della riforma renziana che ha comunque l’obiettivo di dare maggiore efficienza alle strutture statali. Come? Tra l’altro con due strumenti: la mobilità obbligatoria e lo sblocco del turn over. Mantendendo le attuali proporzioni: una nuova entrata per ogni cinque uscite dal servizio. “Questo permetterebbe – scrive oggi Andrea Bassi del quotidiano il Messaggero – senza troppi sacrifici l’uscita degli 85 mila dipendenti statali previsti dalla spending review del commissario Carlo Cottarelli”.

Ci sarà con tutta probabilità una novità rilevante, secondo gli addetti ai lavori: la centralizzazione del turn over, propedeutica alla fine dei compartimenti stagni fra singoli ministeri nella gestione del personale.

Condividi tramite