Con il suo appello alla decostruzione, il filosofo Massimo Cacciari pare avvicinarsi a Beppe Grillo nella deriva populista anti-Europa di abbandonarsi all’imprevedibile distruttore di turno.

A lanciare quest’accusa, non di poco conto, è in questa intervista, la filosofa Livia Profeti, ricercatrice presso l’ERIAC dell’Università di Rouen, giornalista culturale e autrice del libro L’identità umana (L’Asino d’oro, 2010) e curatrice dell’edizione italiana del noto volume di Emmanuel Faye Heidegger, l’introduzione del nazismo nella filosofia (L’Asino d’oro, 2012).

Giovedì scorso Cacciari su la Repubblica, in uno speciale dedicato a L’Europa che vogliamo, ha affermato (vedi su: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/22/cacciari34.html) che non si può far altro che decostruire l’Europa, perché il dèmone fondativo della sua stessa cultura consiste in una fame di conoscenza indissolubile da una fame di conquista, da una volontà di potenza che travolge tutto ciò che incontra. Un vizio inestirpabile dalla nostra identità perché basato sul suo fenomeno originario, cioè la filosofia, che ha informato la nostra stessa idea di vita indirizzandola su norme razionali.

 

Cosa pensa dell’affermazione di Cacciari sulla inevitabile decostruzione dell’Europa?

Innanzitutto mi ha colpito il tono usato da Cacciari, che in un momento storico così delicato, in cui molti temono il ripetersi di spettri passati, non esita ad usare il gergo spengleriano condito dei più tipici temi heideggeriani, per cui auspica il definitivo tramontare dell’identità europea da perseguire con un gesto di rinuncia che sia apertura all’imprevedibile e all’in-audito. Con questa terminologia molto ben connotata non può che risuonare falso l’appello finale all’incontro con l’altro, perché in verità si tratta di un docile abbandono alla distruzione, ovviamente mascherata sotto il termine di decostruzione.

Come filosofa, cosa pensa dell’opinione di Cacciari che l’Europa non possa inventare alcun nuovo futuro senza usare il linguaggio filosofico che si è data?

Non la condivido affatto ma non mi stupisce, perché bastava che scrivesse ormai solo un Dio ci può salvare e le citazioni di Heidegger sarebbero state al completo. Cacciari ci ha abituato alla continua riprosizione dei temi nazisti heideggeriani senza la benché minima critica e autocritica, sebbene oggi sia noto persino l’antisemitismo del filosofo tedesco dell’Essere. Ciò che invece in un certo senso mi ha sorpreso è la sua caparbietà nell’infliggere l’assenza di speranza attraverso un quotidiano considerato di sinistra, il farlo persino alla vigilia di quelle elezioni che sole possono invertire una rotta catastrofica per milioni di persone. È la disperazione che infatti si semina suggerendo, al di là dei giri di parole, che l’unica possibilità sia la rinuncia e che la conoscenza sarebbe violenza. In altri termini, suggerendo che la cultura europea non può uscire dalla strada tracciata da Platone quando stravolse l’immagine di una Psiche fanciulla in anima spirituale, violentando appunto quell’immagine.

E invece?

Bisogna dire chiaramente che queste sono tutte bugie che devono essere smascherate soprattutto nel delicato momento che stiamo vicendo. Bisogna dire che questi sono i temi della peggiore destra, e che la loro infiltrazione dei decenni passati nelle file della sinistra è fortemente responsabile della situazione attuale. È una bugia anche che la cultura europea sia fondata sulla filosofia greca, perché invece, come molti studi hanno dimostrato, essa affonda le sue radici negli scambi con civiltà più antiche come quelle mesopotamiche e mediorientali, quella egizia, quella cretese. Radici che sono state cancellate e che invece andrebbero riscoperte. Inoltre, niente che sia umano è inemendabile, e quindi nemmeno la filosofia.

Cosa dovrebbe fare, allora, la filosofia per cambiare?

Dovrebbe smetterla di arrestarsi alla settima proposizione di Wittgenstein: il dogma del silenzio di fronte all’ineffabile che sarebbe il Mistico. Dovrebbe avere il coraggio di rifiutare l’idea di identità umana come sola ragione senza cadere nella religione, aprendosi (questa volta il termine è giusto) alla nota scoperta dello psichiatra italiano Massimo Fagioli che il pensiero umano si crea alla nascita come risposta della nostra biologia allo stimolo della luce. Pensiero non cosciente che, prima di diventare linguaggio e comportamento, lungi dall’essere matrice di violenza è invece il fondamento di un fertile rapporto con il diverso da sé.

Passando dalla filosofia alla politica, quale messaggio si può leggere in questo articolo di Cacciari alla vigilia delle elezioni europee?

Da una parte mi pare che il suo appello alla sola decostruzione non possa che inclinare verso Grillo, cioè verso l’abbandonarsi all’imprevedibile distruttore di turno.

Dall’altra mi ha colpito il suo grave attacco alla conoscenza, che, osservo, con il simbolo della famosa mela, è stata la parola d’ordine di una campagna elettorale veramente nuova per queste europee, quella della civatiana Ilaria Bonaccorsi.

ILARIA foto(1) melarossa immagini

 

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