Dare all’Europa una fisionomia più sicura e condivisa intorno a una concezione di uomo, di vita, di famiglia, di giustizia. L'intervento di Massimiliano Salini, candidato della lista Ncd-Udc circoscrizione Nord-Ovest.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Nel dibattito sulle Europee, l’economia da una parte, la politica italiana dall’altra, finiscono sempre per farla da padrona, lasciando sullo sfondo quell’altra Europa che è urgente costruire: l’Europa dei diritti e quindi politica, quegli Stati Uniti d’Europa che erano il vero obiettivo dei padri fondatori per sanare per sempre le ferite profonde delle due guerre.

IL TRATTATO DI LISBONA

Il percorso accidentato e poi abortito della Costituzione Europea – con lo stralcio di ogni riferimento alle radici giudaico-cristiane – ha rappresentato una grave battuta d’arresto rispetto a quell’obiettivo e un grave vulnus alla condivisione profonda di quel progetto. Ma l’applicazione del Trattato di Lisbona – che di quella proposta di Costituzione ha accolto almeno la Carta dei Diritti Fondamentali – aprirà uno scenario nuovo, che si incammina verso una maggiore condivisione politica e amplia le possibilità di espressione dei cittadini su temi anche valoriali. Basti pensare al fatto che il Parlamento assume una posizione di parità rispetto al Consiglio per la maggior parte degli atti legislativi; che il presidente del Consiglio sarà indicato dai risultati delle elezioni; che i cittadini possono sottoporre alla Commissione proposte di “iniziativa popolare”; che il voto in Consiglio a maggioranza qualificata invece che all’unanimità è stato esteso a nuovi ambiti politici…

L’applicazione del Trattato di Lisbona dovrebbe portare anche alla sottoscrizione da parte Ue della Convenzione dei diritti dell’uomo, vincolando così la Corte di giustizia al rispetto delle sentenze della Corte europea dei diritti umani e superando il possibile conflitto fra le due Corti. Questo vincolo, tuttavia, potrebbe aprire ulteriori derive verso il relativismo più spinto: pensiamo alla prima sentenza della Corte di Strasburgo sui crocefissi nelle aule scolastiche, poi fortunatamente superata, o a quella più recente sulla fecondazione eterologa.

I DIRITTI DELL’UOMO

E’ venuto perciò il momento di giocare tutte queste nuove carte per dare all’Europa una fisionomia più sicura e condivisa intorno a una concezione di uomo, di vita, di famiglia, di giustizia, e – grazie a questo – pervenire a indicazioni più cogenti per i Paesi aderenti. Non dobbiamo infatti nasconderci che anche in Italia i diritti umani sono assai meno tutelati di quanto sarebbe lecito aspettarsi da una democrazia come la nostra. Penso alla situazione delle carceri e alla lunghezza dei processi civili e penali, su cui si sono recentemente espressi negativamente (e giustamente) la Corte di Strasburgo e il Consiglio d’Europa.
«La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo – ha dichiarato il presidente Napolitano – rappresenta una mortificante conferma dell’incapacità del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena».

LA LIBERTA’ RELIGIOSA

Un’incapacità strettamente connessa a quella di porre mano a riforme improrogabili come quella della giustizia e che certamente l’esistenza di un quadro normativo europeo al quale conformarsi aiuterebbe a superare, trapassando le logiche di bottega e di corporazione che hanno finora fatto impantanare ogni serio tentativo di cambiamento.

Un altro tema importante è quello della libertà religiosa: alla battaglia italiana per i crocefissi fanno da contraltare le politiche francesi e inglesi di epurazione di ogni simbolo religioso dalla vita civile e questo mostra le contraddizioni della nostra Europa. Ma tali contraddizioni rivelano anche l’incapacità dell’Europa – erede di una grande tradizione di libertà, che origina dai greci e dai latini e si incrocia poi con la cultura giudaico-cristiana – ad assumersi un ruolo forte nel mondo per tutelare la libertà religiosa gravemente minacciata e offesa in tantissimi Paesi. Ora che l’Unione Europea avrà finalmente un alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, potrebbe essere venuto il tempo per un’esposizione più diretta e programmatica, ad esempio condizionando i trattati economici e politici al rispetto della libertà di culto. Anche questo significa “riprendersi l’Europa”.

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