Il costituzionalista Vincenzo Lippolis analizza tutti i possibili effetti istituzionali, politici e partitici di una potenziale vittoria del Movimento 5 Stelle alle Europee, iniziando a ipotizzare a quali condizioni si potrebbe definire vittorioso il risultato del movimento di Beppe Grillo

Sul piano delle regole non v’è dubbio. Le elezioni Europee non sono elezioni per il governo italiano e non possono procurare nessuna conseguenza diretta. Ma esse sono un sondaggio vero degli umori del Paese. Gli elettori non rispondono a una telefonata, si scomodano per andare a deporre una scheda. Ogni forza politica farà i suoi conti e si comporterà di conseguenza.

Che succede se vince Beppe Grillo? Innanzi tutto precisiamo che cosa significa che Grillo vince. Una vittoria sarebbe già dimostrare di poter mantenere i consensi delle politiche del 2013, dimostrare che un quarto dell’elettorato gli è fedele. Se va oltre, tanto meglio. Per lui, ovviamente. Se M5s si afferma come primo partito, può alzare ancor di più la voce.

Ma una vittoria in una elezione con sistema proporzionale è un fatto relazionale. Dipende dal risultato degli altri. Grillo vince se Renzi non ottiene una percentuale soddisfacente in relazione alle sue non nascoste ambizioni e tale da poter essere interpretata come un segnale di mancato consenso alla sua azione di governo. Grillo vince se Forza Italia si squaglia e fosse dimostrato che Berlusconi non ha più presa sull’elettorato. In un certo senso, Grillo vince anche se la lista Ncd-Udc non passa la soglia del 4% e non vede ripagata la sua, finora granitica, fedeltà al Governo.

Grillo sarebbe vittorioso perché questi elementi inoculerebbero nel sistema politico i virus dell’instabilità. Renzi non sarebbe tenuto a dimettersi e Napolitano potrebbe restare al Quirinale anche se i grillini manifestassero lì davanti. Ma qualcuno potrebbe pensare che non conviene più mantenere gli attuali equilibri, patto di governo e patto del Nazareno sulle riforme. Magari anche qualcuno all’interno del Pd. Dire oggi se vi sarà una crisi di governo è voler leggere nella sfera di cristallo. Se ne potrà parlare a risultati proclamati.

Un dato però già si può sottolineare. Se Grillo vince il sistema politico assumerà una conformazione particolare. Il secondo (o il primo?) partito sarà un partito che non ha voluto fare alleanze con nessuno degli altri e dice di non volerne fare in futuro. Un quarto, o più, dell’elettorato messo in frigorifero in posizione antagonistica.

Una situazione che ricorda il “bipartitismo imperfetto” della prima Repubblica, quando i voti comunisti non potevano essere utilizzati per alleanze di governo per ragioni di politica internazionale.

Come è già stato notato, una vittoria di Grillo potrebbe significare la fine dell’Italicum, un sistema escogitato, tra l’altro, proprio per sterilizzare il suo movimento. Vedremo come gli altri valuteranno le chances delle eventuali coalizioni di stare davanti al M5s. Che Grillo potesse essere in lizza per arrivare al ballottaggio nel sistema dell’Italicum lo avevo già prospettato in un’intervista a Formiche.net il 20 gennaio di quest’anno. Oggi aggiungo che non sarebbe certa la sua sconfitta nel ballottaggio.

Grillo ha dichiarato che vuole andare al voto con il proporzionale della sentenza della Corte costituzionale. Quando Berlusconi si sarà convinto che quel sistema conviene anche a Forza Italia le possibilità di vederlo utilizzato aumenteranno. A meno che nel frattempo non ci sia un fuggi fuggi dai gruppi parlamentari forzisti che ne diminuisca il peso nelle decisioni.

E le riforme costituzionali? Si può solo dire che quando il mare della politica si ingrossa di solito finiscono in frigorifero.

Condividi tramite