Esce oggi il nuovo libro di Annalisa Chirico, “Siamo tutti puttane” (Marsilio). L’intervista di Formiche.net all’autrice che critica il perbenismo di sinistra, il femminismo rappresentato da “Se non ora quando” ("il mio invece è un femminismo pro sesso, pro porno e pro prostituzione", dice Chirico) e difende Paola Bacchiddu...

“Siamo tutti puttane”. Spiazza il titolo del nuovo libro di Annalisa Chirico, in uscita oggi per Marsilio. Un libro che ha come bersaglio i perbenisti di sinistra e le femministe alla “Se non ora quando”. E intende offrire un’alternativa alla difesa delle donne: “Un femminismo che si batte per avere più diritti, non per fare la morale”, spiega la giovane giornalista di Panorama a Formiche.net.

Chirico, l’Italia è troppo bacchettona?
Il Paese è asfissiato da un moralismo che negli ultimi vent’anni ha avuto un’impennata per ragioni politiche. La sinistra italiana ha cercato di affermarsi non tanto per quello che faceva ma per quello che credeva di essere. Un presunto primato morale che ha inquinato il dibattito, ha diviso il Paese tra un popolo di sinistra moralmente irreprensibile e uno di destra, gaglioffo e sciocco.

“Siamo tutti puttane” non è riferito solo alle donne, dunque?
Il libro non è il memoir di una prostituta ma rivendica il sacrosanto diritto di farsi strada nella vita come ognuno può e vuole. Nel rispetto della legge, va da sé. Il mio è un libro contro la dittatura del “politicamente corretto” che vige nel nostro Paese, la religione di buona parte della classe dirigente. Io rivendico la dignità di tutte le puttane e i puttani d’Italia. A riguardo, la vicenda berlusconiana ha offerto un ampio repertorio.

È Berlusconi ad averla ispirata?
Ho seguito da cronista il processo Ruby dove nel tribunale di Milano, non di Riad o della Kabul talebana, trentatré ragazze sono state vivisezionate nella loro vita privata in qualità di semplici testimoni, senza alcun capo di imputazione a loro carico. Quando una democrazia smette di distinguere tra peccato e reato, si getta al macero l’abc della civiltà giuridica.

Cosa ne pensa del caso di Paola Bacchiddu, il capo comunicazione della lista L’Altra Europa con Tsipras che ha pubblicato una foto in bikini suscitando clamore?
Mi è sembrata la trovata goliardica di una ragazza intraprendente. In Italia ne sono nate le solite polemiche perché va di moda l’idea boldriniana che il corpo vada nascosto in un sudario di pietra. Per cui i concorsi di bellezza che si fanno in tutto il mondo da noi andrebbero proibiti. La donna invece è un soggetto che decide come usare il proprio corpo, sono le pseudofemministe a rappresentarla come un oggetto.

Bacchiddu tra l’altro cura la comunicazione di una lista che candida la paladina delle donne e della guerra contro la mercificazione del loro corpo, Barbara Spinelli…
Barbara Spinelli è un esemplare del livello di oscurantismo che caratterizza il femminismo nel nostro Paese. Sono le donne che strumentalizzano le altre donne. La campagna talebanfemminista “Se non ora quando” aveva l’unico obiettivo politico di colpire l’allora presidente Berlusconi, ci ha fatto credere che il suo indomito fallo fosse il principale assillo delle donne italiane. Dimessosi il premier, è scomparso il movimento. Il mio libro vuole proporre un’alternativa al talebanfemminismo.

Che tipo di femminismo propone?
Il mio è un femminismo pro sesso, pro porno e pro prostituzione. Dobbiamo tornare a batterci per diritti concreti, ci sono questioni su cui l’Italia sconta un vistoso ritardo. Pensi alla procreazione assistita, alla salute riproduttiva, ai tetti di cristallo nel lavoro. Dobbiamo recuperare lo spirito delle lotte concrete degli anni ’60 e ’70, non perderci nella filosofia fine a se stessa. Ogni donna ha un ventre e dei desideri, basta con lo stereotipo della donna apollinea. La natura ci ha reso diversi, e i maschi sono indispensabili. la mistica della femminilità serve solo alle pedagoghe salottiere, sempre pronte a fare la morale alle altre. I miei riferimenti sono l’americana Camille Paglia, Wendy McElroy o ancora più indietro nella storia Mary Wollstonecraft e Olympe de Gouges.

Il femminismo alla Renzi la convince? Penso alle nomine in rosa o alle capolista donne per le Europee…
Non esiste un femminismo alla Renzi, ma una strategia comunicativa renziana. il premier ha capito che la sinistra del presunto primato morale era perdente. Perciò si è abilmente smarcato dalla linea dei suoi predecessori. E li ha rottamati.

Le quote rosa sono uno strumento efficace per far emergere le donne?
Dobbiamo premiare il merito, non il caso. E le quote rosa sono uno strumento efficace affinché alcuni maschi cooptino alcune donne. Di solito, quelle più addomesticabili. Nel terzo millennio possiamo permetterci di competere con gli uomini su un piano di parità senza reclamare privilegi corporativi. Nascere donna non deve essere una penalità, ma neanche un merito. E’ una pura casualità, una contingenza biologica. La realtà italiana, con l’ascesa di numerose donne in posti di primo piano (in Parlamento la percentuale di donne è salita al 30 percento), dimostra che le quote non servono. Possiamo farcela senza aiutini. E ce la faremo.

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Annalisa Chirico all’inaugurazione del Rottamatore:

Annalisa Chirico e Chicco Testa

Annalisa Chirico protagonista al Teatro Parioli:

ANNALISA CHIRICO_2_resize

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